Coronavirus, i titolari di ludoteche: “Siamo dimenticati, il rischio è la chiusura”

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“Siamo stati abbandonati al nostro destino, ma condividiamo gli stessi problemi di quasi tutti i commercianti e gli imprenditori siciliani e italiani, prima fra tutte la questione del pagamento degli affitti che diventa enorme per chiunque si ritrovi a dover pagare una quota a fronte di un contratto d’affitto, pur avendo un’attività che per cause di forza maggiore ha dovuto chiudere i battenti da quasi due mesi”.

Paola D’Amico

A denunciare lo stato di crisi di un settore che definiscono “dimenticato da tutti” sono Paola D’Amico, di Archinué a Bagheria, e Giulia Vaccaro, di Incantia a Palermo, che operano nel settore delle ludoteche per bambini, hanno aderito alla comunità nata da pochi giorni Parchi gioco e ludoteche d’Italia per dare voce a tutti i titolari e gestori di baby parking, sale feste,  luoghi di svago e gioco “che assolvono a importantissime funzioni ludiche, ricreative ma anche educative attraverso la cura del tempo libero dei nostri piccoli. Vogliamo puntati i riflettori sulla gestione della quotidianità dei più piccoli, dei bambini”. “Le nostre attività, pur non avendo ricevuto alcuna indicazione ufficiale, hanno dovuto chiudere i battenti ben prima di altre attività commerciali – spiegano D’Amico e Vaccaro –. In concomitanza con la chiusura delle scuole infatti, tutti abbiamo riscontrato un sensibile decremento del fatturato  a causa di ingressi decimati e delle prenotazioni annullate e per noi il problema del pagamento dell’affitto a causa della situazione generata dalla pandemia, si è posto ben prima di altre attività. E qualora  non riuscissimo ad ottenere dal governo le tutele in grado di garantirci l’annullamento del canone almeno per i mesi di chiusura, e si realizzasse l’ipotesi di incorrere in uno sfratto, la nostra categoria risulterebbe irreparabilmente danneggiata”.

Giulia Vaccaro

Perché chi gestisce queste attività ha attrezzature, giochi gonfiabili e strumenti ingombranti che non si possono spostare con facilità altrove se non in un altro magazzino da affittare. “E’ una soluzione francamente impensabile – sottolineano D’Amico e Vaccaro – se pensiamo che anche la riapertura dei nostri locali, avverrà con tempi ben più lunghi rispetto ad altre attività. Sarà difficile garantire distanze di sicurezza tra bambini e genitori che li accompagnano, così come immaginiamo già che gli ingressi dovranno essere contenuti, con un numero massimo di presenze per le attività che vorremo svolgere. Chiediamo – dicono Paola D’Amico e Giulia Vaccaro – misure anche al governo regionale e all’assemblea regionale siciliana per tutelare le nostre attività, i nostri dipendenti, per consentire alla filiera che si muove con noi  di ripartire. Chiediamo di essere ascoltati dalla politica, anche siciliana, che ci conosce bene e alla quale facciamo appello  come ancora di salvezza  delle piccole imprese che con grandissimo sforzo e impegno abbiamo messo in piedi e sostenuto fino ad ora, con la speranza di poter ricominciare presto il nostro lavoro al servizio del tempo libero dei bambini”, concludono.

Sono diverse le richieste, oltre alla sospensione dei canoni di affitto: sospensione di tributi e contributi e successiva riparametrazione degli importi agli effettivi mesi lavorati; disposizioni governative per regolamentare la sospensione, con successiva rateizzazione, delle utenze, incluse quelle relative al periodo precedente l’emergenza sanitaria, ma con scadenza durante la chiusura dell’attività. Conseguente sgravio di tutti gli oneri fissi, accise, imposte e tasse che determinano il totale delle bollette: Ed ancora riconoscimento di importi a fondo perduto a copertura sia del mancato incasso dei mesi di inattività, che delle future spese da sostenere per l’adeguamento alle direttive che saranno emanate in materia di prevenzione e contrasto alla diffusione del virus per la riapertura (sanificazione, mascherine, disinfettanti ecc.); emissione di voucher da offrire al cliente in luogo dei rimborsi di eventi o feste annullati causa chiusura; possibilità di utilizzo di ammortizzatori sociali quali cassa integrazione in deroga senza limitazione e fino alla stabilizzazione della ripresa economica; azzeramento costi personale per almeno 3 anni e accantonamento Tfr a carico delle istituzioni per il periodo di chiusura forzata. E poi anche sospensione dell’Iva su pagamento professionisti per almeno 3 anni; contributi collaboratori occasionali a carico delle istituzioni per almeno 3 anni; Siae con accodamento all’esercizio successivo dei mesi pagati e non goduti; bonus baby sitter con possibilità di utilizzo anche nelle strutture che offrono servizio di baby parking.