Coronavirus: il boss Franco Bonura scarcerato da Opera torna a casa a Palermo

0
64

L’emergenza Coronavirus potrebbe consentire ad alcuni storici capimafia oggi in carcere, detenuti in regime di 41 bis, di tornare in libertà. Il primo a vedersi aprire le porte della cella, secondo quanto pubblicato da L’Espresso, è stato il boss palermitano Francesco Bonura, detto Franco, 78 anni, imprenditore, condannato a 18 anni e 8 mesi di carcere, coinvolto nell’inchiesta Gotha che svelò i suoi legami col boss Antonino Rotolo, per il quale il giudice di sorveglianza del tribunale di Milano ha concesso gli arresti domiciliari.

 

“Considerato uno dei boss più influenti – si legge nell’articolo -, condannato definitivamente per associazione mafiosa a 23 anni”. “Il giudice di sorveglianza ha concesso gli arresti in casa sostenendo i motivi di salute per Bonura, sottolineando “siffatta situazione facoltizza” il magistrato “a provvedere con urgenza al differimento dell’esecuzione pena”. Ed escludendo il pericolo di fuga lo ha inviato a casa a Palermo, dove gli ha prescritto che “non potrà incontrare, senza alcuna ragione, pregiudicati” e inoltre, “lo autorizza” ad uscire da casa, ogni volta che occorrerà “per motivi di salute” anche dei familiari.

Franco Bonura, in particolare, ha ottenuto la detenzione domiciliare per motivi di salute e anche perché alla sua età e nelle sue condizioni (è affetto da un severo carcinoma ed è stato operato più volte) è maggiore il pericolo di contagio del coronavirus, dentro le strutture penitenziarie. Dal carcere di Opera il costruttore e capo della cosca di Passo di Rigano è tornato nella sua casa della zona dello stadio di Palermo.

Quello accordato dal magistrato di sorveglianza di Milano, Gloria Gambitta, è tecnicamente un differimento della detenzione da scontare in cella, che però Bonura, detenuto ininterrottamente dal 20 giugno 2006, stava già finendo di espiare: il suo “fine pena” è fissato infatti per ora al marzo 2021, ma con le ulteriori riduzioni legate alla buona condotta ci sarà un’anticipazione al dicembre di quest’anno.

Franco Bonura, pur essendo un mafioso di rango, a differenza di tanti altri boss ultrasettantenni come lui, non ha condanne all’ergastolo e per questo l’istanza degli avvocati Giovanni Di Benedetto e Flavio Sinatra è stata accolta, “tenuto conto – scrive il magistrato di sorveglianza milanese – dell’emergenza sanitaria e del correlato rischio di contagio, indubbiamente più elevato in un ambiente ad alta densità di popolazione come il carcere”. Per questo un soggetto “anziano e affetto da serie patologie pregresse” è esposto “a conseguenze particolarmente gravi”. Non dunque un indiscriminato via libera per altre scarcerazioni eccellenti di ergastolani, ma un caso singolo, ritenuto grave e a sé stante.

“Affermazioni improprie e strumentali che obliterano il caso concreto”. Lo scrivono in una nota gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Flavio Sinatra, legali del boss mafioso Franco Bonura. I legali ricordano che, dopo una lunga detenzione, “a fronte di una condanna a 18 anni e 8 mesi, al nostro cliente restano da scontare, considerati i maturandi giorni di liberazione anticipata, meno di 9 mesi di carcere. Nel contesto della lunga carcerazione Bonura ha subito un cancro al colon, è stato operato in urgenza e sottoposto a cicli di chemioterapia; di recente i marker tumorali avevano registrato una allarmante impennata. Se a tutto ciò si aggiunge, come si deve, l’età e i rischi a cui lo stesso, vieppiù a Milano, era esposto per il coronavirus, risulta palese la sussistenza di tutti i presupposti per la concessione de differimento della pena nelle forme della detenzione domiciliare in ossequio ai noti principi, di sponda anche comunitaria, sull’umanità che deve sottostare ad ogni trattamento carcerario”. Per la difesa “ogni vicenda va affrontata nel suo particolare altrimenti si rischia di scadere in perniciose e inopportune generalizzazioni alterano la realtà”.

Possibile un “liberi tutti” e la circolare del Dap

Il possibile “liberi tutti” ad alcuni pericolosi boss è legato alla circolare inviata lo scorso 21 marzo dal Dap a tutti i direttori delle carceri, in cui li invita a “comunicare con solerzia all’autorità giudiziaria, per eventuali determinazioni di competenza”, il nominativo del detenuto, suggerendo la scarcerazione, se rientra fra le nove patologie indicate dai sanitari dell’amministrazione penitenziaria, ed inoltre, tutti i detenuti che superano i 70 anni, e con questa caratteristica sono 74 i boss che oggi sono al 41 bis.

Fra loro Leoluca Bagarella (braccio destro di Totò Riina), i Bellocco di Rosarno, Pippo Calò, Benedetto Capizzi, Antonino Cinà, Pasquale Condello, Raffaele Cutolo, Carmine Fasciani, Vincenzo Galatolo, Teresa Gallico, Raffaele Ganci, Tommaso Inzerillo, Salvatore Lo Piccolo, Piddu Madonia, Giuseppe Piromalli, Nino Rotolo, Benedetto Santapaola e Benedetto Spera.

Nelle scorse settimane, sempre per l’emergenza Covid19, è stato posto agli arresti domiciliari dai giudici della corte d’assise di Catanzaro, Vincenzino Iannazzo, 65 anni, ritenuto un boss della ‘ndrangheta. Sempre con la motivazione dell’incompatibilità carceraria, attende di andare a casa anche lo storico capomafia catanese Benedetto “Nitto” Santapaola.