Coronavirus: l’ex deputato Ars Ruggirello positivo in carcere, ora è ricoverato

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L’ex deputato regionale siciliano del Pd Paolo Ruggirello, detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, dal 5 marzo dell’anno scorso, con l’accusa di associazione mafiosa, è risultato positivo al Covid-19. Lo rende noto la sorella Bice, avvisata dai carabinieri. Ruggirello nella mattinata di domenica è stato trasferito all’ospedale Cotugno di Napoli.

“Da dieci giorni che stava male – dice la sorella all’ANSA – Ho inviato decine di Pec, senza mai ottenere risposta. Dico grazie al Garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, che è riuscito a ottenere il tampone”. “I nostri dubbi e le nostre preoccupazioni, purtroppo, non erano infondati – dice la figlia Monica -, quella di mio padre non era una semplice influenza stagionale”. Ruggirello venne  arrestato un anno fa nell’ambito dell’operazione antimafia “Scrigno”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo ed eseguita dai carabinieri di Trapani.

Da diversi giorni  accusava sintomi influenzali e tosse: a seguito del tampone, l’esito con la positività. I legali di Ruggirello, rinviato a giudizio per associazione mafiosa, avevano presentato una richiesta di scarcerazione che però è stata respinta. Della vicenda si è interessata anche l’associazione Antigone.

“Mio fratello aveva la febbre da più di una settimana, la mattina si abbassava e poi nel tardo pomeriggio aumentava fino a raggiungere i 38,5 gradi. E aveva astenia. Al telefono ci ripeteva da giorni che stava malissimo, ma il tampone è stato fatto solo due giorni fa. Spero solo che non accada nulla a Paolo. Si trovava in carcere ed è lì che ha preso il coronavirus. Mi sembra un fatto molto grave”. Lo dice Bice Ruggirello all’AdnKronos. “Lo abbiamo saputo con una notifica arrivata ieri sera dai carabinieri al figlio di mio fratello – dice ancora la sorella -. Quando lo sentivamo al telefono o con le videochiamate ci diceva sempre che stava molto male e che la sera la febbre aumentava di molto – aggiunge ancora la sorella – ci ripeteva: “Sto male, sto male, fate qualcosa. Aiutatemi. Era in isolamento da qualche giorno, gli davano la Tachipirina. Mercoledì la febbre è arrivata quasi a 39. E io ho scritto al garante dei detenuti”.

A seguito della notizia di Ruggirello, primo caso di Covid-19 negli istituti penitenziari della Campania, il reparto di alta sicurezza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere è stato isolato. Il garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello riferisce che nel penitenziario sono iniziati i test rapidi per 131 detenuti e per 54 agenti. “Il mio primo pensiero – dice Ciambriello – va all’uomo e ai suoi familiari, a tutti coloro che sono ristretti e al personale del carcere. Verificheremo che siano adottare tutte le misure necessarie a tutela della salute e daremo tutta la nostra collaborazione istituzionale. Ciò detto – aggiunge – occorrono lucidità e coraggio. Questo episodio dimostra che è concreto ed attuale il rischio epidemico nelle carceri, bisogna affrontare con lucidità il problema e avere il coraggio di sostenere misure detentive alternative al carcere per alleggerire la pressione del sovraffolamento. È possibile garantire le esigenze di sicurezza sociale e la tutela della salute dei detenuti e del personale penitenziario. Non c’è tempo da perdere, la politica si assuma il coraggio di scelte indispensabili, senza cedere alla demagogia e alla paura”.