Cosa nostra e ultras rosanero, quello strano rapporto scoperto dai carabinieri

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johnny giordano

Cosa nostra e ultras, un altro degli aspetti al centro dell’operazione Resilienza che ha portato al fermo di 20 soggetti appartenenti alla famiglia mafiosa del Borgo Vecchio di Palermo. Che oltre ad occuparsi delle tradizionali attività – estorsioni, pizzo, traffico di stupefacenti, feste rionali e raccolta fondi per sostenere le famiglie dei detenuti – trovavano anche il tempo per gestire i gruppi di tifosi che supportano la squadra di calcio rosanero e che si confrontano-scontrano all’interno dello Stadio Barbera di Palermo.

“Cosa nostra ha la necessità di rivendicare un ruolo nella società civile – spiega il maggiore Salvatore Di Gesare, comandante del nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri – e non può non essere interessata anche al calcio e al tifo organizzato”.

Il referente del reggente del Borgo Vecchio Angelo Monti, per questo specifico ambito, è Jari Massimiliano Ingarao il quale ha dato forza al ruolo di Giorgio Mangano. “Cosa Nostra ha interesse – si legge nel provvedimento emesso dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise e Luisa Bettiol – affinché all’interno dello stadio di Palermo non si verifichino disordini che possano pregiudicare l’afflusso di spettatori presso quell’impianto; i capi ultras (tra i quali emergerà la figura di Johnny Giordano, ma non solo), si avvalgono della struttura di Cosa nostra per dirimere contrasti interni”.

Risale alla stagione scorsa – quando il Palermo è già stato radiato dal calcio professionistico ed è risorto in serie D – il dissidio per uno striscione da posizionare in curva Nord spinge Jhonny Giordano, storico capo tifoso (poi assunto dalla società di Zamparini e ora ritornato in curva nord alla guida del gruppo Ultras Palermo 1900, da quando c’è una nuova compagine societaria) a rivolgersi il 20 settembre 2019, a Jari Ingarao, per dirimere i dissidi sorti con altri due capi ultras (Fabrizio Rosario Lupo e Saverio Bevilacqua, leader del gruppo Curva Nord 12, piazzato al centro della Nord superiore) per alcuni striscioni da esporre nella partita contro il Marina di Ragusa, che si gioca due giorni dopo al Barbera.

I due gli avevano impedito di esporli: “…ora, ora, ora onde evitare – dice Jari Ingarao a Bevilacqua intercettato al telefono – in tutti questi discorsi che, chi si ‘appreca’ (ci si ostina, ndr)… a una “pezza”… a uno striscione… queste cose non devono esistere! Perché qua si sta arrivando al punto che la curva va a restare vacante, perché neanche entra alcuno allo stadio! Siccome ora si devono evitare tutte queste cose…”.

Ma un ulteriore dissidio avviene fra i due gruppi ultras, questa volta connesso al comportamento di alcuni membri del gruppo Ultras Palermo 1900 di Giovanni “Jhonny” Giordano, in occasione di una trasferta del Palermo a Nola del 27 ottobre 2019. Anche in questo caso si registra l’intervento di Cosa nostra – attraverso Giorgio Mangano e altri – per evitare che il conflitto possa degenerare in scontri durante la successiva partita casalinga dei rosanero.

E ancora una volta Giordano si rivolge a Mangano, ma anche a Giovanni Giammona e Luigi Giardina per una “riunione chiarificatrice” che si svolgerà il 31 ottobre 2019 alle 16 in un bar al Papireto. In una occasione – il 18 novembre – i dissidi da tifosi della Nord Superiore e Inferiore sono talmente accesi che viene “combinato” un incontro per un confronto-rissa in cui risolvere la questione: “Sono qua, stanno salendo e sono venuti pure armati… sono pure armati!!!”. In seguito a questa intercettazione prefettura e questura intensificano i controlli delle forze dell’ordine nella zona del Politeama, luogo individuato per il duello che, per fortuna non avvenne.