Covid: Camera di Commercio Palermo, crollo per negozi e ristoranti

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Crollano le imprese individuali nei settori strategici dell’agricoltura, costruzioni, commercio e ristorazione nel territorio di Palermo ed Enna. Nell’anno della pandemia, pur con un saldo positivo complessivo di 578 imprese, non può passare inosservato che alcuni settori hanno sofferto più degli altri.

Da dati elaborati dalla Camera di commercio di Palermo ed Enna il 2020 si è chiuso con un totale di 113.994 registrazioni, 5.366 nuove iscrizioni e 4.788 cessazioni. In generale, infatti, le imprese hanno resistito all’onda d’urto della pandemia, con alcune eccezioni che riguardano settori vitali e trainanti.

Nel mondo dell’agricoltura, per esempio, a fronte di 13.407 registrazioni ci sono state 347 iscrizioni e 552 cessazioni, per un saldo negativo di 205 imprese individuali. Il divario è ancora più evidente nel commercio al dettaglio (477 iscrizioni e 1.122 cessazioni: -645 imprese) e nella ristorazione (97 iscrizioni e 314 cessazioni: -217 imprese).

Analizzando i dati, emerge pure che a far pendere l’ago della bilancia verso il saldo positivo totale dell’anno (+578) è stato il peso delle imprese “non classificate”, che a Palermo ed Enna sono lo zoccolo duro di quelle individuali e raggiungono quota 4.409 registrate, 1.378 iscrizioni e 350 cessazioni: +1.028.

Sono aziende attive nei fatti, ma che ancora non hanno dichiarato l’inizio dell’attività e il settore di appartenenza. Informazioni che saranno note soltanto dopo diversi mesi. Resta il fatto che questo grande numero di iscrizioni potrebbe rivelarsi soltanto un cumulo di partite Iva aperte e di iscrizioni al sistema camerale senza una vera volontà di fare impresa.

“Sono dati che ci consegnano una leggera fiducia in alcuni settori, mentre in altre categorie la situazione rimane preoccupante – dice Nunzio Reina, vicepresidente della Camera di commercio di Palermo ed Enna – E’ un momento difficile e servono maggiori tutele per le imprese. I conti si faranno alla fine di febbraio, nel mese in cui le cessazioni possono raggiungere il tetto massimo, perché chi chiude la posizione ad inizio anno non deve pagare i diritti camerali e le tasse del 2021”. (Ansa)