Covid e dati falsi: mancavano 180 morti alla conta durante la prima ondata

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Mancavano 180 morti alla triste conta dei decessi che la Regione siciliana ha comunicato all’Istituto Superiore di Sanità durante la prima ondata della pandemia. Nessun errore di calcolo, ma una scelta precisa finalizzata a dare della gestione dell’emergenza sanitaria nell’isola una immagine rassicurante. Il fine? Nascondere le falle, scongiurare la zona rossa e le chiusure commerciali ed evitare di perdere consenso politico.

Un caos sui dati che ha avuto ripercussioni anche oggi, quando è ripreso il conteggio sull’emergenza Covid in Sicilia dopo lo stop di ieri legato agli arresti. I numeri inviati oggi dalla Regione al Ministero della Salute (quasi 3 mila nuovi positivi in due giorni) sono stati infatti poi smentiti da Mario La Rocca, il più alto dirigente dell’assessorato regionale alla salute, dopo la bufera giudiziaria.

“Purtroppo c’è stato un errore nel computo dei dati, connesso alla conseguente rimodulazione dello staff, visto che i dipendenti che si occupavano di quest’attività sono ovviamente impediti. I dati li abbiamo già rivisti e sono sensibilmente più bassi”.

Le intercettazioni disposte dai pm di Trapani che hanno svelato oltre 40 comunicazioni false inviate dall’ Osservatorio Epidemiologico dell’assessorato alla Salute all’Iss sulla situazione pandemica siciliana continuano intanto a svelare dati taroccati, tamponi gonfiati, morti nascoste. Centottanta per l’esattezza, avvenute nel 2020, quando si raccontava di una Sicilia solo sfiorata dalla tragedia del Covid, “contate” e comunicate a Roma solo un anno dopo. Sette gli indagati dai pm trapanesi tra i quali l’ex assessore alla Salute Ruggero Razza che, dopo l’avviso di garanzia di ieri, si è dimesso.

Secondo i pm sarebbe stato al corrente delle false comunicazioni che in diversi casi avrebbe lui stesso “consigliato” ai suoi collaboratori. Nel 2020 Letizia Di Liberti (nella foto), responsabile del Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (Dasoe), da ieri ai domiciliari per falso insieme a Salvatore Cusimano, dipendente regionale e suo stretto collaboratore, avrebbero aumentato “i decessi, comunicando il numero di +15 in luogo di + 4, per recuperare – si legge nel provvedimento del gip – il dato relativo a +180 morti del periodo marzo-aprile 2020 mai comunicati prima”.

E’ il 19 marzo 2021 quando Giuseppe Rappa, dipendente dell’Asp di Palermo, tra gli indagati, chiama la Di Liberti per avere indicazioni su cosa fare, perché – spiega – “oggi ci sono solo 4 soggetti deceduti”. “Li sta facendo Salvo i ricoveri, io mi sto dedicando ai deceduti, stiamo facendo un giro di telefonate per sistemare un poco la situazione…- dice – Domanda: deceduti di oggi ne abbiamo 4, vuol dire che se diamo quelli che abbiamo a domicilio non ne abbiamo piu’ da parte, siccome ne abbiamo una sfilza… ne abbiamo 27, che sono vecchi deceduti che non abbiamo mai comunicato eh.. noi aspettiamo autorizzazione se li possiamo comunicarli o meno”. “Quanti sono in totale oggi?”, chiede la dirigente. “In totale oggi nei presidi ospedalieri sono 4 – le risponde Rappa – Però finendo questi, ci rimangono che abbiamo 27 deceduti che sono misti tra domicilio e ospedali”. La Di Liberti ha la soluzione: “Eh.. cominciate a metterne qualche altro per arrivare a 15.. e recuperiamo qualcuno dei vecchi”.

“Un disegno politico scellerato”, così il gip di Trapani, nell’ordinanza che dispone i domiciliari per tre degli indagati, ha definito il progetto di falsi seriali partiti dall’assessorato. Un’accusa molto pesante dalla quale venerdì i tre arrestati dovranno difendersi nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip. Al termine gli atti dovrebbero essere trasmessi alla Procura di Palermo, territorialmente competente.(Ansa)