Covid: ecco come la Cina sta superando l’emergenza di Michele Geraci*

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Giorni fa a Shanghai ho parlato con il dott. Zhang Wenhong, uno degli eroi in Cina per aver preso in mano a gennaio la gestione del Covid, ordinando a tutti i medici membri del partito comunista cinese di presentarsi “al fronte” per la lotta contro il virus, lasciando a loro la “scelta” di venire volontariamente o sotto gli ordini del partito.

Era il 29 gennaio e da allora l’epidemia a Shanghai è sempre rimasta sotto controllo con poco più di 1000 contagi e 7 decessi. Stime che, anche se errate di un fattore di mille, ed i decessi fossero invece 7,000 su una popolazione di 25 milioni di persone, la performance di Shanghai e di Zhang farebbero invidia a molti i paesi occidentali, Italia in primis.

Non sono virologo o medico e non posso giudicare la vera gravità del virus, ma da gennaio seguo da vicino le vicende di Wuhan e le misure prese dalla Cina, adesso sono in Cina da varie settimane ed osservo con i miei occhi e sono giunto ad una conclusione: l’Occidente non uscirà mai dall’epidemia finché non si troverà un vaccino. Purtroppo, il dott. Zhang mi ha confermato questa mia congettura.

Perché la Cina sta superando la crisi e noi no? Semplice: il modello cinese anti-Covid è basato su quattro pilastri che da noi non possono funzionare: 1) Lockdown ferreo; 2) Uso delle tecnologie ed App 3) Comunicazione chiara e inequivoca da parte del governo; 4) Senso civico e cooperazione da parte della popolazione civile. Affinché le misure possano essere efficaci, devono essere ferree e adottate in simultanea, in modo olistico, in modo da anticipare e non inseguire il problema, come purtroppo accade da noi. Del resto la matematica di base ci dice che adottare misure progressive per risolvere problemi esponenziali non funziona perché il problema avanza più velocemente delle soluzioni e la situazione sfugge di mano, come da noi.

Lockdown: in Italia si ritiene che il nostro lockdown sia una forte limitazione delle nostre libertà; posizione comprensibile perché nel nostro paese non ci sono precedenti nella storia recente. Questa percezione perde supporto se invece di guardare al passato, si guarda a cosa ha fatto la Cina oggi. In Cina era concesso uscire di casa solo per fare la spesa una volta ogni due giorni e non c’erano sanzioni amministrative per chi trasgrediva, ma non era fisicamente possibile uscire da casa, perché l’ordine del Presidente Xi è stato recepito lungo tutta la catena di comando del governo, fino ad arrivare ai milioni di portiere di ogni singolo palazzo che, molto prosaicamente, hanno chiuso con le catene i cancelli di transito e su un fogliettino di carta, monitoravano la frequenza delle uscite dei condomini. Ovviamente frontiere chiuse e quarantena forzata, non fiduciaria.

Tecnologia: Le App per il tracciamento erano necessarie per potersi spostare. Oggi qui viaggio regolarmente, la mia App quindi segnala che mi sono allontanato e la mia università mi fa tornare in aula solo dopo aver fatto tampone. Ieri prima di andare ad un convegno, presente un ministro, ulteriore tampone. Attenzione, non c’è nulla di incrementalmente Orwelliano in tutto ciò. Il Partito, sa già chi fa cosa, quando, dove e con chi e non ha bisogno di mettere su una farsa per carpire dati dai cittadini.

Comunicazione: il governo dello Hubei, nell’indire il lockdown ha emanato 3 avvisi, ciascuno di mezza pagina in cui si dice, parafraso: “Da oggi i ponti, le stazioni, gli aeroporti, le scuole e tutto sono chiusi. Vi diremo più in là quando riapriranno”. Ecco i loro “DPCM”, più brevi e succinti dei nostri con messaggio chiaro, non ambiguo. Cosa che mi porta al quarto punto.

Senso civico dei cittadini: da un lato, secoli di cultura imperiale, dall’altro, il Confucianesimo che dà alla società una priorità rispetto all’individuo. La comunicazione chiara e diretta e la forte presenza del governo, il senso civico e certezza delle pene fa sì che le scene di Napoli sono completamente fuori dall’immaginario del cittadino medio.

L’Italia a febbraio aveva due scelte davanti: o copiare il modello cinese, lockdown serio, quarantena obbligatoria e monitorata alle frontiere, uso di app nel rispetto della nostra privacy, gestione più attenta di tutta la comunicazione. Il tutto avrebbe anche minimizzato i costi per l’economia, come ci confermano i dati Pil dalla Cina e da altri paesi asiatici. Ma queste sono tutte misure che non sono adottate, non perché contrari alla nostra Costituzione o ai valori liberali, ma perché manca un serio dibattito analitico, fattuale, che una leadership della politica. La scelta alternativa era quella di inseguire il problema sempre in ritardo, lockdown annacquati e prolungati, discussioni confuse sui media, politicizzazione di ogni singola misura, aspettando i soldi UE e vaccino. La prima scelta richiedeva leadership, per la seconda invece bastava seguire i desideri delle masse. Abbiamo scelto la seconda ed ora siamo nei guai.

*Michele Geraci è Professor of Practice in Economic Policy, University of Nottingham Ningbo China, and Adjunct Prof of Finance, New York University Shanghai