Covid: forte crescita dei contagi in Sicilia, ormai è record con 1.641 nuovi casi

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Sembra crescere in modo inarrestabile la curva dei contagi in Sicilia, che non solo conferma il record in Italia per numero di nuovi contagi Covid ma che stacca addirittura di oltre 600 casi le altre regioni come Emilia Romagna, Veneto e Lombardia ferme ormai attorno a quota mille.

Sono infatti 1.641 i nuovi positivi nell’Isola su 21.167 tamponi (compresi quelli rapidi) con un tasso che raddoppia al 7,7% visto che ieri i test erano stati quasi 40 mila. Continua a salire anche il bilancio delle vittime: 37 nelle ultime 24 ore che portano il totale a 3.064. I positivi sono 47.527, con un aumento di 642 casi; i guariti sono 962. Crescono infine ricoveri in ospedale di pazienti Covid: 1.667, 18 in più rispetto a ieri, dei quali 211 in terapia intensiva (+ 6).

La distribuzione per province vede ancora Palermo largamente in testa con 569 nuovi contagi, seguita da Trapani con 325 e Catania con 237; poi Messina 198, Siracusa 165, Caltanissetta 62, Agrigento 53, Ragusa 27 ed Enna 5. In questo panorama che suscita certamente preoccupazione, l’unico dato confortante è rappresentato dalla campagna vaccinale.

La Sicilia con 94.716 dosi somministrate su 132.035 consegnate è in questo momento al 71,7% nel rapporto tra il quantitativo di vaccini inoculati e quelli arrivati. Più o meno la stessa percentuale della Lombardia. In Italia, al momento meglio di tutti ha fatto la provincia autonoma di Bolzano con il 90,2%. Nell’Isola sta iniziando anche la fase del richiamo, dopo ventuno giorni dalla prima inoculazione.

“La prima fase è in corso e durerà fino al mese di febbraio – spiega Letizia Di Liberti, dirigente generale del dipartimento per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico – il cosiddetto richiamo con la seconda somministrazione, come è noto, si fa dopo ventuno giorni e il richiamo, comunque, si deve effettuare entro il trimestre”. Al momento, così come previsto dal piano sanitario nazionale, sono stati sottoposti a vaccinazione gli operatori sanitari, il personale e i degenti delle residenze sanitarie assistite. Poi toccherà agli ultraottantenni. “Per questa seconda fase che prevede la somministrazione dei vaccini agli anziani – aggiunge Di Liberti – pensiamo e speriamo di coinvolgere i medici di medicina generale e le Asp del territorio”.