Crocetta: “Mi ricandido presidente, combatterò la battaglia che finirà con la fine della mia vita”

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Il presidente della Regione Rosario Crocetta respinge i pensieri di chi, anche all’interno del Partito Democratico, intende frenare la sua voglia di ricandidarsi a governatore anche per la prossima legislatura che dovrebbe finire verosimilmente alla fine di ottobre, quando secondo i “rumors” si andrà alle urne anche per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana.

“Non voglio mollare perché non voglio far vincere i Cinque stelle che non saprebbero come governare, né il centro destra che ci farebbe piombare nel passato. Sono in campo per questo e ho il dovere di combattere questa battaglia che si concluderà con la fine della mia vita, mai in un altro modo. Per essere chiari, se cadrò, cadrò sul campo, nessuno pensi che io mi possa ritirare da questa lotta”, ha detto Rosario Crocetta a Rainews24.

“Non ho paura dei 5 stelle, anche perché il mio movimento di stelle ne ha nove; non ho fatto dell’onestà uno slogan, perché l’ho praticata. Invece temo che la rissosità che c’è nel Pd e persino nel centrosinistra, quella referenzialità”, ha detto il presidente della Regione Crocetta, a Rainews24. Il governatore si è detto disponibile al confronto: “Non si accettano gli attacchi da chi governa e magari ha assessori in giunta. Da come era la situazione 4 anni fa, con una Regione definita canaglia, si poteva immaginare un bilancio in pareggio? Abbiamo eliminato franchigie clientelari, licenziato 600 lavoratori del bacino Emergenza Palermo che avevano patrimoni confiscati alla mafia, altri 100 che erano rappresentanti delle cosche di Palermo. Ho licenziato forestali piromani che nei boschi facevano da copertura ai latitanti. Non mi sono limitato alla battaglia contro i colletti bianchi, ma anche a quella contro la mafia militare”.

“Quatto anni fa – ha spiegato – ero il solo a poter vincere, dal 1946 sono stato l’unico nel centrosinistra. Ma da quel giorno è cominciata la battaglia per la successione, in particolare dentro il Pd. Se me ne andassi domani potrei utilizzare le parole del Don Chisciotte: siccome esco da questo palazzo nudo come sono entrato, allora forse ho governato come un angelo. Non si può comunque governare senza errori. Capisco – ha aggiunto –  che a volte avrei dovuto accelerare la mia azione fino alla rottura totale col sistema politico attuale. Ho dovuto accettare i diktat continui dei partiti rispetto a rimpasti che non avrei voluto fare. Mi dicevano che in caso contrario crollava il governo e forse sarebbero ritornati quelli di prima. Il senso di responsabilità mi ha portato a dire: se rifiuto, domani che cosa accade? Per questo ho accettato i diktat”. (ANSA)