Dalla Regione quattordici milioni per far rivere i borghi rurali siciliani

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borghi rurali siciliani

Quasi quattordici milioni di euro per far rivivere i Borghi rurali siciliani. Il governo regionale ha stanziato 13.776.000,00 euro per riqualificare e valorizzare Borgo Lupo, in provincia di Catania, Borgo Bonsignore, in provincia di Agrigento e Borgo Borzellino, in provincia di Palermo, tre degli otto borghi costruiti nei primi anni ‘40.

I finanziamenti sono coperti da un fondo speciale della Regione, istituito presso l’assessorato ai Beni culturali.

Nello specifico per il recupero di Borgo Lupo vengono destinati 5 milioni e 775mila euro. Ai lavori di riqualificazione di Borgo Bonsignore è destinata la somma di 2 milioni e 501.000. Per Borgo Borzellino sono stati stanziati 5 milioni e 500mila.

borghi rurali sicilianiLa costruzione dei borghi rurali in Sicilia fu il l’elemento fondamentale della riforma agraria pensata negli anni ‘30 dal fascismo. Il progetto di “Assalto al Latifondo Siciliano” fu presentato a Palazzo Venezia da Benito Mussolini il 20 luglio del 1939. L’idea di fondo era quella di modificare il sistema fondiario locale con la creazione dei poderi, proprietà di dimensioni medio piccole assumendo la figura del colono e della mezzadria come riferimento del nuovo modello rurale fascista.

borghi rurali sicilianiPer favorire il programma fu pianificata la “colonizzazione” delle campagne con la costruzione di piccoli centri abitati dotati dei servizi essenziali per i contadini dei relativi territori circostanti. I Borghi rurali furono concepiti come agglomerati di piccole dimensioni non destinate ad estendersi e trasformarsi in città, ma passibili di modesti ampliamenti in funzione dell’incremento delle attività agricole della zona. Per la progettazione dei borghi furono scelti specificatamente giovani architetti siciliani che avrebbero dovuto ideare edifici con nuove forme ma che richiamassero il paesaggio locale.

“Con questa iniziativa – afferma il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci – raggiungiamo due obiettivi: anzitutto, il recupero di uno straordinario patrimonio di architettura rurale appartenente alla storia contadina della nostra Isola e che rischia di scomparire del tutto; e la restituzione a territori poveri dell’entroterra di tre strutture da destinare ad attività compatibili col contesto, a cominciare dall’agriturismo o dal turismo rurale. I borghi furono elementi centrali di un processo di trasformazione del mondo agricolo e oggi, per la loro ubicazione, per la loro concezione urbanistica e per le  loro architetture, rappresentano una testimonianza storica e culturale unica. Insomma, i lavori che abbiamo finanziato mirano a riqualificare e valorizzare queste aree rendendole disponibili ad ospitare strutture e iniziative che possano rivitalizzare e promuovere il territorio attraverso la creazione di centri per la conoscenza, la sperimentazione e la divulgazione di antiche lavorazioni e tradizioni contadine, associate a servizi di fruizione turistico-culturale. Il tutto con un’attenzione particolare alla sostenibilità e all’ambiente”.