David di Donatello a Daniele Ciprì, direttore della fotografia ne “Il Primo Re”

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“E’ stata questa una delle più importanti candidature che ho ricevuto. Ringrazio Matteo Rovere per avermi proposto di lavorare con lui”. E’ raggiante il palermitano Daniele Ciprì, 58 anni, che ha vinto venerdì il David di Donatello come migliore direttore della fotografia per il “Il primo re”.

Daniele Ciprì è uno dei quattro palermitani a essere stato premiato in questa occasione insieme con Luigi Lo Cascio, come migliore attore non protagonista in “Il traditore” di Marco Bellocchio e a Salvo Ficarra e Valentino Picone, vincitori del “David dello spettatore” con “Il primo Natale”.

La trama del film di Rovere si apre con i due fratelli pastori Romolo e Remo che vengono travolti da un’improvvisa e violenta esondazione del fiume Tevere, perdendo così tutti i capi di bestiame e finendo spiaggiati nel territorio della potente città di Alba Longa, i cui abitanti li prendono come schiavi. Ribellatisi ai loro carcerieri, i due fratelli liberano anche gli altri prigionieri latini e sabini e, avuta la meglio nella battaglia, riescono a fuggire per raggiungere il Tevere, prendendo in ostaggio, sotto richiesta di Romolo, la sacerdotessa della dea Vesta Satnei, portatrice del sacro fuoco, così da conservare il favore degli dei.. e da qui la storia prosegue ricca di colpi di scena.

“L’ho girato unicamente con l’utilizzo di luce naturale e in formato anamorfico – racconta Daniele Ciprì – calandomi in quelle atmosfere nel 753 a.C., anno di fondazione di Roma. E’ stato per me molto belo e stimolante muovermi con le mie attrezzature nei boschi al chiarore delle torce e nelle penombre. Per ispirarmi a realizzare nel miglior modo possibile la giusta equilibratura delle sfumature cromatiche mi sono ispirato a grandi autori del passato che hanno realizzato pellicole anche in costume come Francis Ford Coppola, David Lynch e Mario Bava”.

Daniele Ciprì ricorda proprio che questo tipo di produzioni non si facevano in Italia da più di 30 anni. “Il primo re lo lo ho definito un film nudo, spoglio di riferimenti ed è per questo che ho rivolto il mio sguardo alle vecchie pellicole. Ho fatto un film disegnandolo e sognando di essere nel tempo di Romolo e Remo. Eppure nonostante la fatica. mi sono divertito a girarlo”. Ed è proprio pensando ai film che raccontano di un’epoca storica che Ciprì dice di non vedere l’ora che “Il cattivo poeta”, di Gianluca Iodice ispirato a Gabriele D’Annunzio arrivi nelle sale cinematografiche finalmente riaperte: “lo abbiamo anche in quel caso girato alla luce naturale all’interno del Vittoriale”, afferma.