Dionisiache 2019: dal 23 al 25 a Segesta Trinummus di Plauto e tanta musica

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Trinummus (Le Tre Monete) è la commedia plautina che si avvicina di più a Terenzio — l’altro poeta comico latino del II sec. a.C. La commedia, datata attorno al 190 a.C., tra le meno rappresentate, andrà in scena, con la regia di Domenico Pantano, nel teatro del parco archeologico di Segesta da venerdì 23 a domenica 25 agosto, alle 19.45, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, direzione artistica Nicasio Anzelmo.

Forse è la più morale nello scarsamente morale teatro plautino. Nel Trinummus il moralismo è molto chiaro: parlando di un campo, ad esempio si dice: “Bisognerebbe seminarvi i cattivi costumi se, a forza di sotterrarli, finissero per ridursi a zero”. Il concetto di “dote” viene ampiamente sottolineato diventando motivo di orgoglio e di responsabilità. Si tratta in sostanza di un quadro di vita “borghese”, in una non identificata città di mare, dove contrastano la virtù e la laboriosità degli anziani (Carmide e Callicle) e la dissipatezza di alcuni giovani (Lesbonico), con il contorno di amici, di pettegolezzi e vicende varie che si risolvono comunque in un lieto fine in cui la virtù è premiata e l’errore perdonato. Interessante la sottolineatura di due tipi di giovani, i “buoni” e, almeno per il momento, i “cattivi”.

Sinossi. Carmide, un padre guerriero-girovago, alla continua ricerca di fortuna, lascia i due figli in affidamento ad un amico, Callicle, per affrontare l’ennesimo viaggio. Allo stesso amico confida che dentro la casa dove abitano i figli è nascosto un tesoro, imponendogli di non rivelare mai a nessuno il segreto. L’amico non vedendolo più tornare, ed assistendo al libero sfogo di uno dei figli, Lesbonico, che reclama continuamente monete per il proprio vizio dissipando il patrimonio e mettendo in vendita la casa, temendo di perdere il tesoro, compra le proprietà del padre per poche mine. L’intenzione di Callicle non è quella di approfittare del giovane Lesbonico in stato di bisogno, ma quella di salvare la casa e il tesoro restituendoli all’amico Carmide nel momento in cui sarebbe tornato. Nessun futuro per i due giovani, nonostante la sorella Soteride viva una richiesta di matrimonio da parte di un giovane benestante del luogo, Lisitele. Mentre i servi, Stasimo e Fronesia, tramano modi per avere consenso al matrimonio visto che non c’è più dote per la rabbia di Filtone, padre di Lisitele, si evidenziano: posizioni, caratterialità dei singoli personaggi, dediti al gioco della difesa dei propri piccoli interessi. La tresca è sul punto di riuscire, con buona pace di tutti, quando torna inatteso, naufrago e solo, Carmide il padre, che all’oscuro di tutto rivive in modo distorto gli avvenimenti, passando da una disavventura personale all’altra, prima che la verità si ristabilisca. L’equivoco, l’inganno, la complicità tra i singoli personaggi, determina un mondo piccolo, fatto di manie, pettegolezzi, travestimenti, desideri vietati, e fanno delle Tre Monete, già commedia comica latina, un’opera di grande attualità, in cui l’assenza di potere genera chiacchiere. Regia: Domenico Pantano; con: Domenico Pantano, Marco Prosperini, Orazio Alba, Veronica Baleani, Maria Lauria, Paolo Ricchi, Krzysztof Burzacky Bogucky, Vittorio Chia; Scene di Gianluca Modio; costumi di Ilenia Gurnari; movimenti coreografici Barbara Cacciato; realizzazioni scene OCSA.

Musica il 23 alle 22 con “Broadway 2.0”, Kate Worker e Riccardo Randisi

Da sempre si associa “Broadway” ad un concetto chiaro: il palcoscenico. La storia di questo luogo magico, che corrisponde alla 42/ma strada di Manhattan, è quella di un nome destinato a rivoluzionare gli spettacoli dal vivo di tutto il mondo. Il grande nome fu subito legato al musical. Nato come ibrido dell’operetta, il musical creava per la prima volta un vero e proprio spettacolo americano che definiva un gusto d’oltreoceano, che non spartiva nulla con ciò che accadeva in Europa. Alcuni tra i più grandi compositori americani, Gershwin, Porter, Kern hanno scritto capolavori indimenticabili per i musical di Broadway. Questi capolavori sono divenuti famosi “standards jazz” resi immortali grazie alle magnifiche interpretazioni dei più grandi jazzisti americani. Broadway 2.0, proposto da Kate Worker e Riccardo Randisi, venerdì 23 agosto, alle 22, sulla collina del tempio, nell’ambito delle Dionisiache 2019, vuole rendere un sentito omaggio alla tradizione del musical attraverso la riproposizione di alcuni dei brani più rievocativi della tradizione americana, proposti attraverso l’esecuzione di arrangiamenti originali targati Worker-Randisi, nei quali affiorano e si amalgamano perfettamente sia la conoscenza jazzistica di Randisi che la visione musicale trasversale ed europea della Worker. Riccardo Randisi al piano, la voce di Kate Worker, Marco Zammuto al contrabbasso,  Fabrizio Giambanco alla batteria, Davide Rizzuto al sassofono.

Sabato 24, si parla di Medio Oriente e conflitti con Alberto Stabile

Per “conversazioni d’autore” sabato 24, alle 21.30, sulla collina del tempio, il giornalista e per anni corrispondente de la Repubblica Alberto Stabile, dialoga con la giornalista Jana Cardinale su “Medio Oriente in fiamme: dallo Yemen al Golfo persico, dalla Libia all’Iran con 12 milioni di persone in fuga dai conflitti. Introduce Rossella Giglio, direttore del Parco archeologico di Segesta. L’iniziativa di inserisce nel programma del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019.

“Music from Myths” sabato 24 agosto, alle 22.30

Sempre nel programma del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019 arriva “Music from Myths” sabato 24 agosto, alle 22.30, sulla collina del tempio, composizione e produttore Salvo Ferrara. Con Salvo Ferrara, piano-synths, Fabio Ferrara, 1° violino, Pippo Di Chiara 2° violino e tastiere, Gaspare D’Amato, viola, Andrea Rigano, violoncello, Agostino Cirrito, sax, akay ewi, e Cristiano Nasta, live set-up programming e sound. Ingresso libero. Il concept è incentrato sul tema del rapporto fra suoni e mitologia, fra percezione uditiva e suggestione visiva. La composizione estende il concetto di classicità avvalendosi di un approccio creativo aperto alle moderne tecnologie di audio produzione. Il suono che ne scaturisce rappresenta il segno peculiare della “laicizzazione” dell’ispirazione classica dell’autore: se l’impronta, nella sua cellula compositiva, è chiaramente orchestrale, in effetti il suo sviluppo viene sostenuto da inconsuete soluzioni timbriche e ritmiche nelle quali arpeggiatori di stampo ambient si sovrappongono a freseggi dettati dagli archi, pads dal sapore “cinematic” fanno da sfondo a larghe melodie cantate dall’ewi (electronic wind instrument), matrici pianistiche, minimaliste si animano grazie all’apporto di drum machines.