Dionisiache 2019: terza notte bianca a Segesta con Jaralla, Milici e Satyricon all’alba

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Terza “notte bianca”, stasera, nel parco archeologico di Segesta, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019. A mezzanotte e mezza, sulla collina del tempio, in programma “Un cuore in una barca di carta”, con il racconto tra suoni e parole del cantastorie iracheno Yousif Latif Jaralla, tamburi, con Said Benmasafer, oud, e Riccardo Palumbo, violoncello.

La speranza di tanti uomini e donne che tentano di raggiungere un ‘paradiso’ con un grande e semplice sogno nel cuore: potere rinascere, ricominciare a vivere, a riprendersi i propri destini altrove, lontano dalle guerre, dalla fame, dalla persecuzione e dalla morte. Non è così facile, non è cosi scontato: ci sono frontiere, ci sono leggi, e c’è il Mediterraneo. Jaralla pone il pubblico dinanzi ad un mosaico fatto di nomi, di volti e di tante storie che sfiorano l’assurdo.

A seguire, alle 2,  “Giuseppe Milici Quartet plays soundtracks”, con Giuseppe Milici, armonica, Valerio Rizzo, pianoforte, Stefano India, basso e batteria. Un concerto con un repertorio di colonne sonore di alcuni tra i più importanti compositori italiani ed americani, ma anche dello stesso Milici.

Alle 5 del mattino ‘Satyricon’ di Petronio: una sequenza di storie, personaggi e parodie che mescola divinità e popolino, straccioni e arricchiti, filosofi, prostitute e raffinati poeti. La messa in scena, regia Francesco Polizzi, con 10 attori-cantanti che si alternano nelle parti e con musica dal vivo.

Il prologo alla notte bianca, comincia alle 20,45, con la replica (fino al 18) de ‘La casa del fantasma’, traduzione, adattamento e regia di  di Nicasio Anzelmo, direttore artistico della manifestazione, e alle 21.30 per conversazioni d’autore l’incontro con Marco Masseti, del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, su “Zoologia della Sicilia araba e normanna”. Alle 22 “La luna, 50 anni dopo”, evento speciale a cura del Planetario di Palermo, con un sistema di proiezioni della Luna sulla facciata del tempio di Segesta, ma anche di Giove e Saturno.