Per Renzi l’occupazione cresce in tutta Italia, ma il suo partito mette gli impiegati in Cassa integrazione

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Mentre Renzi sorridente snocciola dati positivi sull’occupazione e decanta le virtù del “Job Act” il suo partito a Palermo rende la  vita impossibile a tre dipendenti. Con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti,  i contributi che gli eletti, siano essi consiglieri o deputati, dovrebbero versare mensilmente diventano vitali. Ebbene dalle parti di via Bentivegna  evidentemente c’è più di qualcuno che ha il braccino corto, se è vero come è vero che a causa della scarsità di fondi gli impiegati sono stati messi in cassa integrazione dal giugno del 2014. Ma da lì è iniziato un “calvario” come lo ha definito Monja Caiolo, segretaria generale Filcams Cgil Palermo, che dura tutt’ora.

A spiegare i dettagli, con una nota, è la stessa sindacalista che racconta come “dopo essere entrati in cassa integrazione  nel giugno 2014 ed aver avuto la Cig bloccata per quattro mesi a causa del mancato deposito dello Statuto al ministero da parte del Pd, oggi per questi dipendenti anche la solidarietà, ottenuta lo scorso luglio, è diventata un calvario. I tre lavoratori del Pd di Palermo -continua la Caiolo- non percepiscono infatti l’intera somma che l’ammortizzatore sociale impone di elargire e ricevono acconti saltuari. Ai vari tavoli di trattative -aggiunge la sindacalista- abbiamo fatto presente che questa situazione è inaccettabile, considerato che questi lavoratori sono in regime di ammortizzatore sociale da oltre un anno”.

Secondo la Filcams Cgil “è inammissibile  che il Partito democratico lasci in condizioni di difficoltà economica tre dipendenti da anni assunti alla sede del capoluogo siciliano”. Per questo il sindacato, costretto a intervenire contro il partito, ha proclamato lo stato di agitazione, riservandosi ulteriori forme di mobilitazione “anche alla luce del fatto – precisa la Caiolo – che non abbiamo ricevuto spiegazioni su questo mancato pagamento della parte del Pd, se non vaghe affermazioni sul mancato versamento da parte di alcuni consiglieri della somma che per Statuto dovrebbe essere versata alla tesoreria del partito”.