Docufilm su Mori, Fava polemico: “Cosa ne pensa Nello Musumeci?”

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claudio fava

Se lo scopo era quello di sollevare un polverone di polemiche, Vittorio Sgarbi e Gianfranco Miccichè, con la proiezione all’Ars del documentario sul generale Mario Mori ci sono riusciti perfettamente.

Al di là del merito della vicenda processuale che ha visto coinvolto l’ex numero uno di Ros e Sisde, l’argomento è troppo ghiotto per non essere spunto di attacchi da parte delle fazioni “pro” o “contro”. E così alle provocazioni di Sgarbi che ha definito “eversivi” i pm che hanno indagato sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, risponde Claudio Fava censurando l’iniziativa tenutasi a Palazzo dei Normanni.

“Non me ne frega nulla delle opinioni che esprime Sgarbi come libero cittadino, ma quando in qualità di assessore della Regione parla di eversiva insubordinazione espone la Regione e l’Assemblea. A Musumeci dico: ritiene ancora a lungo di tollerare le espressioni fantasiose di Sgarbi?” – ha attaccato Fava.

Secondo il deputato de “I cento passi” si può anche ospitare il generale Mori, purché questo “non diventi il pretesto per un’aggressione verbale e violenta nei confronti di magistrati chiamati per nome e cognome”.

“Non mi iscrivo al partito dei colpevolisti o degli innocentisti – ha sottolineato Fava -. Le sentenze vanno accolte con rispetto sempre e nonostante la grande stima che nutro per lavoro della Procura di Palermo non sono qui per difendere il suo lavoro”.

Poi il parlamentare della sinistra affonda e si chiede perché non si sia parlato degli aspetti meno conosciuti e controversi dell’operato di Mario Mori.  “Mi sarebbe piaciuto che oggi si fosse parlato del cosiddetto ‘protocollo Farfalla’, una sorta di gladio delle carceri, che rappresenta una delle pagine più opache della storia della Repubblica e venne siglato nel 2003 con la firma di Tinebra e Mori, allora direttore Sisde”.

“Questo protocollo, segreto e riservato – ha ricordato Fava -, in sostanza prevedeva che i servizi segreti potessero accedere al circuito di massima sicurezza per proporre ad alcuni detenuti al 41 bis una collaborazione, pagata. Otto detenuti sono stati contattati e tutto questo violando apertamente la legge perché avvenne in condizioni di riservatezza tali da escludere anche la magistratura. Di questo oggi all’Ars non si è discusso, lasciando invece spazio a un docufilm omissivo e agiografico, tutto un tintinnar di medaglie”.