Dopo sette anni assolto funzionario del Comune: “Non condizionò quell’appalto”

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A sette anni di distanza dall’arresto, viene assolto il funzionario del Comune di Palermo Antonio Martinico: era stato condannato in primo e secondo grado, con l’accusa di avere cercato di condizionare l’appalto per la realizzazione di barriere paramassi sul monte Pellegrino. La Cassazione aveva poi annullato con rinvio la seconda sentenza e oggi la Corte d’appello lo ha scagionato dall’imputazione di avere agevolato l’acquisto di materiale prodotto dall’azienda svizzera Geobrugg Fatzer.

Decisivo uno dei motivi di diritto proposti dai difensori, gli avvocati Gioacchino Sbacchi e Giovanni Di Benedetto, che avevano portato la Suprema Corte a dichiarare inutilizzabili le registrazioni di colloqui fondamentali per l’inchiesta, realizzate da due imprenditori veneti. Venendo meno le captazioni, è risultato impossibile dimostrare le pressioni dell’imputato sulle “persone offese”, in favore della società elvetica.

Martinico è stato assolto dalle accuse di corruzione, falso e tentata concussione ed è stata dichiarata la prescrizione delle ipotesi di turbata libertà degli incanti. Cancellata così la condanna a tre anni e sei mesi, che gli era stata inflitta nel primo processo di appello e che aveva ridotto la pena, rispetto ai sei anni inflitti all’imputato in tribunale.

I due imprenditori veneti, nel momento in cui registrarono le parole di Martinico con apparecchi forniti loro dagli investigatori, avrebbero agito, nella sostanza, come “agenti provocatori”: e in questi casi si parla di intercettazioni, che la polizia avrebbe dovuto farsi autorizzare dal pm e dal Gip.

Antonio Martinico, 63 anni, era rientrato in servizio pochi mesi fa, dopo una lunga sospensione. L’appalto oggetto del processo era stato bandito e poi revocato dal Comune: riguardava la costruzione di barriere paramassi sul monte Pellegrino, per proteggere il cimitero dei Rotoli dalle rocce che si staccano dai costoni e che rendono inagibile tuttora una parte del camposanto. Le società su cui sarebbero state effettuate le pressioni, per far comprare loro prodotti della Geobrugg Fatzer, sono le venete Consores srl, Consorzio triveneto rocciatori e Unirock srl, che erano costituite parte civile.