Ecco il mistero artistico che si nasconde nell’opera di Valerio Villareale esposta a Palermo

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Un gruppo marmoreo di Valerio Villareale, un artista dell’Ottocento considerato il “Canova siciliano”, sarà tra le opere del circuito artistico di Palermo capitale italiana della cultura 2018. L’opera, esposta in una sala del Grand Hotel Et Des Palmes di Palermo, raffigura la “Fuga di Enea con la moglie Creusa e il figlio”.

Valerio Villareale l’ha scolpita nel 1838 ma solo nei primi anni Ottanta del Novecento una curiosa catena di contatti e di scambi ne ha svelato le origini e l’ispirazione. Più di trent’anni fa alloggiarono all’hotel delle Palme alcuni piloti russi ai quali il capo barman Toti Librizzi regalò, ricambiato da una scatola di caviale, una moneta d’argento fior di conio, una scatola di fiammiferi con il suo monogramma e una brochure dell’albergo che aveva in copertina l’opera di Valerio Villareale.

Alcuni giorni dopo Librizzi venne contattato da diplomatici russi che annunciavano l’arrivo a Palermo di critici d’arte. La missione culturale serviva a confermare che la scultura traeva ispirazione da un celebre dipinto di Karl Pavlovi Brjullov intitolato “Gli ultimi giorni di Pompei”. L’opera, che ora si trova al museo nazionale di San Pietroburgo, venne completata nel 1833. E dunque fu il “Canova siciliano” a trarne ispirazione. Un piccolo gesto di cortesia ha così svelato un mistero artistico durato 150 anni. (ANSA)