Ecco la composizione della nuova Assemblea regionale siciliana, centrodestra con maggioranza risicata

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Trentasei deputati su 70: Nello Musumeci, eletto presidente della Regione siciliana, conquista anche la maggiorana in Assemblea con 36 deputati su 70.

Cambia anche la geografia delle liste che entrano all’Assemblea regionale siciliana, tornata ad essere marcatamente di destra. Tutte le liste che sostenevano Musumeci hanno superato la quota di sbarramento del 5%, con Forza Italia prima lista al 16,4%. Per la prima volta, poi, entrano i leghisti a Palazzo dei Normanni, in virtù di quel 5,6% raccolto da Alleanza per la Sicilia (Noi con Salvini e Fratelli d’Italia). Primo partito dell’Isola si è confermato il Movimento 5 Stelle, che su base regionale ha raccolto il 26,7% di preferenze (8 punti percentuali in meno rispetto al candidato Cancelleri). E’ andata male invece per le liste a sostegno della candidatura di centrosinistra. Due delle quattro che sostenevano Fabrizio Micari infatti non ce l’hanno fatta. Si tratta di Alternativa Popolare di Angelino Alfano, che non è andata oltre il 4,2%, e di Arcipelago Sicilia, collegata direttamente al rettore dell’Ateneo dei Palermo, fermatasi al 2,2%. Ce l’ha fatta, infine, anche la sinistra radicale, che con il 5,2% ottenuto dalla lista ‘I Cento passi’ di Claudio Fava riporta all’Ars dopo oltre 10 anni un deputato regionale.

Ecco la nuova Assemblea regionale siciliana. Centrodestra 36 parlamentari: 12 Forza Italia, 5 Udc, 5 Popolari e autonomisti, 4 Diventeràbellissima, 3 FdI-Noi con Salvini, 7 deputati dal listino regionale (compreso Musumeci). Movimento 5 Stelle 20 deputati: 19 parlamentari eletti più Giancarlo Cancelleri, come secondo candidato governatore non eletto. Centrosinistra 13: 11 Pd e 2 Sicilia Futura. Sinistra 1: Claudio Fava per Cento passi.

La composizione dell’Assemblea regionale siciliana consegna il dato di una maggioranza risicata per Nello Musumeci. Il centrodestra con il 42% conquista 36 seggi su 70, appena uno in più della metà degli scranni di Sala d’Ercole. Il neo governatore, al contrario del suo predecessore, è un tessitore determinato e paziente, un cauto politico con una esperienza di lungo corso, poco incline ai colpi a effetto. Ed è consapevole del quadro che ha davanti. Sa che dovrà gettare e costruire ponti, intese mirate e “consenso ampio”, come ha detto, su obiettivi precisi. E sarà importante a questo scopo anche la partita sulla presidenza dell’Assemblea regionale che in questo quadro è più probabile che sia appannaggio di un esponente dell’opposizione, quale mossa di distensione e di apertura del dialogo dopo le tossine di queste settimane.

Successe anche cinque anni fa: una maggioranza Crocetta debole, si accordò per la presidenza a un esponente del Movimento cinque stelle, primo partito anche allora (quell’Antonio Venturino che da lì a poco avrebbe abbandonato i pentastellati). Ma era l’epoca del tentativo di tessitura di un legame tra Pd e M5s che a Palazzo dei Normanni allora sembrava più alla portata. Questa volta si potrebbe guardare al centrosinistra.

Venerdì a Catania Silvio Berlusconi aveva in qualche modo tracciato una strada: “E’ assoluto interesse dare alla Sicilia un governo che possa basarsi su un’ampia maggioranza, altrimenti il centrodestra dovrà ricorrere a delle alleanze, a esempio con la sinistra”. In ogni caso, Musumeci, venuto allo scoperto solo a spoglio quasi concluso, quando era stato scrutinato l’80% delle schede, ai giornalisti ha detto: “Non mi nascondo le difficoltà di questo impegno, ma mi conforta anche la consapevolezza di avere la maggioranza in parlamento e confido nel senso di responsabilità dell’opposizione che saprà essere presente alle proprie responsabilità. Sono sicuro che troveremo un consenso ampio, perché siamo tutti col sedere per terra e su 4-5 cose importanti troveremo un accordo, al di là delle differenze tra destra e sinistra, maggioranza e opposizione”. (AGI)