Emergenza migranti: chiude hotspot Lampedusa, quasi mille migranti

0
13

Ancora arrivi di migranti sulle coste italiane, con una situazione sempre più esplosiva nel centro di prima accoglienza di Lampedusa, “ora chiuso perché – riferisce il sindaco Totò Martello – all’interno ci sono un migliaio di persone”, un numero dieci volte maggiore rispetto alla capienza prevista dalla struttura.

Intanto in mare gli appelli ai soccorsi proseguono: nel Mediterraneo continuano le segnalazioni di barconi in difficoltà, in particolare un’imbarcazione con 71 persone al largo di Malta per la quale Alarm Phone ha lanciato l’allarme.

Gli sbarchi a Lampedusa sono ripresi a pieno ritmo: ne sono stati registrati sette autonomi, direttamente sulla terraferma, oltre al soccorso di un barchino nelle acque antistanti. Con gli otto sbarchi, l’ultimo con 52 migranti, sono giunte 250 persone. E nell’hotspot ce ne sono ora in tutto 950.

Una situazione talmente insostenibile da spingere il sindaco Totò Martello ad invocare un “immediato trasferimento di migranti” e “annunciare che i prossimi che arriveranno dovranno stare sul molo”. Martello chiede anche al premier Conte di dichiarare lo stato di emergenza “considerato che in due settimane abbiamo avuto 250 sbarchi. Cinquemila persone in 28 giorni, numero superiore al 2011: in quel caso il governo dichiarò lo stato di emergenza”.

A parlare di “situazione delicata” è lo stesso direttore dell’hotspot di Lampedusa, Gian Lorenzo Marinese. Poche ore dopo i continui appelli, la Prefettura di Agrigento ha varato un nuovo piano di trasferimenti: saranno 170 i migranti che lasceranno l’hotspot per raggiungere Porto Empedocle, ad Agrigento. E un’ulteriore scelta del governo, come anche ipotizzato, di svuotare Lampedusa verso Pozzallo non convincerebbe il sindaco della città Roberto Ammatuna: “Continuo a dire no ai trasferimenti nella nostra tensostruttura perché è piena”.

Con i continui sbarchi, che mettono in fibrillazione i centri di accoglienza, finiscono nel mirino anche le Ong. Le loro navi nel Mediterraneo svolgono “in modo sistematico attività di ricerca e soccorso” che “non si configura come un improvviso e diverso impiego” delle unità stesse, come avviene ad esempio nel caso delle navi commerciali dirottate dalle autorità marittime, spiegano dalla Guardia costiera, facendo intendere che dovrebbero ottemperare a tutti i requisiti previsti per il servizio realmente svolto, quando invece nel corso di ispezioni sono state riscontate diverse carenze.