Estorsioni: 6 arresti a Roma, in manette mafiosi catanesi e un latitante

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scomparsi a caccamo

Estorsioni: sei arresti a Roma, in manette mafiosi catanesi e un latitante sempre di Catania, che assieme alla sua convivente romana, agente immobiliare, e ad altri siciliani, facendo ricorso a minacce e violenze, avrebbe tentato in quattro distinte occasioni di estorcere ad un imprenditore 50.000 euro, riuscendo infine a farsi consegnare un assegno di 2.000 euro, incassato nei giorni successivi. Le indagini, sviluppate anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno consentito di ricostruire l’intera vicenda.

A Roma, Catania e Palagonia (Catania), i Carabinieri del Nucleo Investigativo della Capitale hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della DDA, nei confronti di sei persone, ritenute responsabili a vario titolo dei reati di tentata estorsione ed estorsione, aggravati dal metodo mafioso, procurata inosservanza di pena e possesso di falsi documenti di identificazione.

L’indagine è stata avviata dopo la denuncia presentata nel mese di luglio dall’imprenditore romano del settore del noleggio di auto, nei confronti di un pregiudicato di origini catanesi, stabilitosi ormai da decenni con la propria famiglia nel litorale sud della capitale. L’imprenditore ha raccontato tutta la storia agli inquirenti che hanno fatto scattare una serie di indagini.

Il pregiudicato catanese, fingendosi proprietario, nel giugno 2016 aveva ceduto tre auto del valore complessivo di circa 60.000 euro all’imprenditore. Dopo aver ricevuto 30.000 euro a titolo di anticipo, aveva preteso la restituzione delle tre vetture o, in alternativa, altri 50.000 euro da parte della vittima.

I carabinieri precisano che, nel pomeriggio del 18 luglio 2016, due dei sei estorsori, destinatari dell’attuale misura cautelare, erano stati arrestati in flagranza di reato per aver percosso l’imprenditore e per averlo rapinato della somma contante di 1.600 euro, fatti avvenuti presso l’attività commerciale della vittima, nei pressi della stazione ferroviaria Roma-Tiburtina.

Il gruppo aveva informato l’imprenditore di appartenere a un’organizzazione mafiosa operante nella provincia di Catania. Due degli arrestati sono risultati effettivamente appartenenti alla famiglia Mazzei-Carcagnusi di Catania, legata ai Santapaola. Uno ha alle spalle anche una condanna definitiva per omicidio e associazione di tipo mafioso. Il secondo, figlio di un ergastolano condannato per omicidio e associazione mafiosa, era irreperibile dallo scorso mese di marzo scorso, dopo una condanna definitiva a 8 anni di reclusione per rapina aggravata e porto abusivo di armi.

Le attività investigative hanno permesso di stabilire che costui, sebbene latitante, aveva partecipato agli episodi estorsivi contribuendo, insieme con gli altri correi, a intimidire la vittima. Lo scorso 8 agosto, individuato nell’ambito delle attività in corso, i carabinieri di via In Selci lo avevano fatto arrestare dai colleghi di Catania mentre si trovava all’interno di un centro commerciale con la moglie per compiere acquisiti, durante una trasferta in terra etnea.

Dalle indagini svolte dal Nucleo Investigativo di Roma è emerso che il latitante, utilizzando documenti contraffatti e avvantaggiandosi dell’appoggio logistico del conterraneo artefice della vicenda estorsiva, aveva ormai stabilito il suo covo nell’area laziale compresa tra Aprilia e Pomezia.