Expo, il padiglione del Cluster è un disastro. Aut aut della Regione. LE FOTO

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In Sicilia splende il sole ma l’eco della bufera milanese arriva forte e chiara: il disastro del padiglione del Cluster Bio-mediterraneo, che nel giorno della sua inaugurazione ufficiale si è presentato incompleto sporco e allagato, rischia di trasformarsi in un clamoroso dietrofront della Sicilia anche sul piano economico.

 

Gli spazi dedicati al Cluster, ideato per rappresentare l’eccellenza delle produzioni enogastronomiche locali di 11 Paesi del Mediterraneo e che è guidato – e gestito – proprio dalla Sicilia, erano in condizioni lontanissime da quelle previste per l’apertura di oggi. Tanto che persino il dirigente regionale Dario Cartabellotta (commissario unico per il Cluster bio-mediterraneo) ha provato ad arginare lo sfacelo mettendosi al lavoro con scopa e paletta, imitato da altri dirigenti e tecnici dello staff partito dalla Sicilia e persino con l’aiuto di un gruppo di studenti dello Iulm (nella foto, pubblicata da Repubblica Palermo).

Un padiglione grande ma anonimo, incompleto, sporco, con evidenti problemi di impermeabilizzazione delle coperture: la pioggia delle ultime ore ha letteralmente allagato gli spazi, con il risultato che molte attrezzature sono state bagnate e danneggiate. L’acqua ha invaso gli spazi espositivi, il palco con le attrezzature elettroniche, gli stand. 

“La società che gestisce Expo avrebbe dovuto consegnarci il padiglione pulito e bonificato – dice Cartabellotta – ma lo ha lasciato in uno stato di assoluta sporcizia. Ho chiamato i vertici di Expo: se non si risolvono subito i problemi del padiglione siamo pronti ad andarcene”.

Ancora più duro il commento dell’assessore regionale all’agricoltura Nino Caleca, che dalla pagina del suo profilo Facebook minaccia di revocare il finanziamento: “Non sprecherò di certo i soldi del mio Assessorato – scrive Caleca – l’Assessorato all’Agricoltura ha stanziato per il Cluster Bio Mediterraneo 3 milioni di euro, che ancora non sono stati versati a Expo. Se entro pochi giorni non sarà tutto in ordine, riconoscendo il ruolo fondamentale dei Paesi del Mediterraneo, non verserò un solo centesimo di quelli stanziati”. 

Ma non è tutto. Perché le contestazioni riguardano anche altri aspetti organizzativi: dalla segnaletica alla stessa progettazione del padiglione, esteticamente deludente soprattutto se paragonato agli altri spazi espositivi allestiti. Gli spazi assegnati al Cluster sono “sacrificati” da una posizione difficile all’interno dell’area Expo e dalla carenza di insegne e cartelli, al che si aggiunge l’anonimato della struttura e una serie di errori come la mancanza del nome sulle pareti esterne, peraltro troppo chiare per essere “notate” da lontano e con un look complessivo che ricorda più un luogo di smistamento logistico che un padiglione espositivo degno di essere visitato.

“Non siamo visibili dall’esterno – aggiunge Cartabellotta – i visitatori ci cercano senza trovarci e la mancanza di segnali e del nome all’esterno non permette ai visitatori di capire cosa ci sia dentro questo grosso spazio. In questa situazione noi continuiamo a lavorare con la volontà di chi in questo progetto ci ha sempre creduto”. 

Il che, però, potrebbe non bastare proprio perché si scommette prima di tutto sulla visibilità e sulla promozione. Insomma il Cluster bio-mediterraneo nel quale la Regione ha investito come vetrina d’eccellenza delle tipicità locali trattata un po’ come la Cenerentola di Expo. Partenza con il piede sbagliato, insomma, e venti di tempesta all’orizzonte.