Fico con le mani in tasca sembra che aspetti il bus, ma con la paura di…

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fico con le mani in tasca

L’immagine di Fico con le mani in tasca durante l’esecuzione, a Palermo, dell’inno di Mameli, conferma che la capacità di rappresentare le istituzioni non si conquista ne con i “like” sui social.

La foto impietosa che ritrae il presidente della Camera dei Deputati con le mani in tasca e l’aria annoiata, in stridente contrasto con gli ufficiali delle forze armate irrigiditi sul saluto militare e il sindaco Leoluca Orlando con la mano sul cuore, ha già sostituito le stucchevoli immagini di Roberto Fico sull’autobus mentre si reca a Montecitorio.

Eppure l’ufficialità, anzi, per i siciliani la sacralità della commemorazione della strage in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, avrebbe dovuto suggerire un atteggiamento diverso a chiunque, a maggior ragione a chi rappresenta una istituzione parlamentare.

La postura di Roberto Fico e la sua espressione decontestualizzata, invece, fa immaginare più un passante alla fermata in attesa di un autobus che ritarda, piuttosto che il presidente della Camera ad una cerimonia ufficiale. Il partito di cui fa parte Fico ha fatto dell’antipolitica il suo credo, dei tagli alle autoblu ed ai veri o presunti privilegi una bandiera, della sobrietà un vanto, ma tutto questo, senza il possesso dei “fondamentali” della politica, scade in sciatteria istituzionale. La stessa sciatteria che ha caratterizzato i primi approccio di Gigino Di Maio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Oggi la gaffe dell’esponente politico pentastellato va letta forse più come il riflesso condizionato di chi ha puntato la sua immagine sull’utilizzo del trasporto pubblico ed aspettando di conoscere il destino della Legislatura, vive con il timore di attaccarsi presto al tram.