Franco Miceli candidato sindaco del M5S, anzi no, è polemica tra i grillini

0
176
franco miceli

Franco Miceli candidato sindaco di Palermo del centrosinistra, anzi no. Il lancio del presidente nazionale dell’Ordine degli architetti per la corsa a Palazzo delle Aquile da parte dei Cinquestelle sembra rivelarsi un boomerang per i grillini e per lo stesso interessato.

Il tutto si consuma in mattinata, nell’arco di poche ore. Con un entusiastico comunicato i parlamentari nazionali palermitani del Movimento 5 Stelle Steni Di Piazza, Adriano Varrica, Roberta Alaimo, Aldo Penna e Valentina D’Orso annunciavano urbi et orbi di avere trovato il loro campione per la disfida delle prossime elezioni amministrative di Palermo.

“Franco Miceli, rappresenta una figura autorevole la cui disponibilità ad essere in prima linea per occuparsi di Palermo sarebbe un’eccellente notizia. Da anni, in primis grazie ai nostri consiglieri comunali e di circoscrizione, lavoriamo nell’esclusivo interesse di Palermo e ora stiamo costruendo percorsi per dare una guida salda, concreta e lungimirante alla città” -avevano dichiarato i parlamentari.

E nel silenzio di Pd e Renziani arrivava forte l’adesione della lista Sinistra Civica Ecologista: “La candidatura di Franco Miceli, certamente autorevole e rappresentativa, potrà produrre un’accelerazione per definire senza ambiguità il perimetro della coalizione e le priorità programmatiche per vincere le elezioni”. Tutto bene quindi? Non proprio. A gelare gli entusiasmi ci ha pensato il deputato pentastellato all’Ars, Giampiero Trizzino con una dichiarazione inequivocabile.

“L’architetto Franco Miceli è un professionista stimato a Palermo con il quale, tra l’altro, ho avuto occasione di lavorare su importanti riforme in materia edilizia e governo del territorio e sul quale non esiste alcuna preclusione, ma mi duole far presente che il suo nome non è mai uscito in alcuna discussione di coalizione – ha affermato Trizzino – . Avremmo gradito di potere parlare di nomi importanti come il suo, ma in un ragionamento costruttivo che ponesse al centro un progetto per Palermo e alla presenza di tutte le componenti politiche – e ancora -.  Chi lo ha tirato in ballo in questo modo  non ha fatto un buon servizio né alla coalizione né, tantomeno, a lui. Più che giocare al totonomi mi piacerebbe che ai palermitani si cominciassero ad offrire soluzioni ai problemi della città”. Tutto da rifare? Presto per dirlo, ma la divaricazione interna al M5S rivela le difficoltà nella ricerca di una sintesi credibile da offrire all’elettorato palermitano.