Funerali delle vittime di Casteldaccia, nell’omelia condanna per lo “scaricabarile”

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funerali in cattedrale

Centinaia di persone in Cattedrale a Palermo per assistere ai funerali delle vittime di Casteldaccia. Un lungo applauso ha accolto i feretri arrivati dalla chiesa della Madonna di Lourdes. Commozione al passaggio delle due bare bianche di Rachele Giordano e Francesco Rughoo, sulle quali, all’interno della Cattedrale, sono stati sistemati peluche di diverse dimensioni.

Presenti tutte le autorità tra le quali il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e il presidente della Regione Nello Musumeci.

Vibrante e dura l’omelia del vicario generale, monsignor Giuseppe Oliveri: “Siamo ancora tutti sgomenti e increduli di fronte a quanto è accaduto tre giorni fa; ma più di tutti lo sono i familiari e gli amici di queste vittime innocenti, a cui ci stringiamo oggi con tanto affetto quanti siamo qui presenti e l’intera Chiesa palermitana. Certo, è lecito e forse anche doveroso, che anche ci si interroghi a tutti i livelli per cercare di dare una spiegazione a quello che appare inspiegabile e, comunque, inaccettabile. Ma speriamo vivamente che lo si faccia non per alimentare inutili polemiche o favorire il ben noto e insopportabile rimpallo di responsabilit, quanto per rendere giustizia, nella verità, a chi non c’è più e porre i necessari provvedimenti affinché si eviti il ripetersi di tali eventi”.

“Tuttavia – ha aggiunto monsignor. Oliveri – non è questo il momento e neppure il luogo per tali considerazioni. Noi non siamo qui per compiere un gesto di umana convenienza, ma per manifestare a questa famiglia, colpita così duramente, tutta la nostra solidarietà, tutta la nostra partecipazione che qui si esprimiamo con la presenza e la preghiera. Sì fratelli e sorelle, soprattutto per questo siamo qui: per riaffermare la nostra fede nella risurrezione e nella vita eterna e per pregare, perché solo la fede e la preghiera in certi momenti possono sostenerci e possono costituire un riparo per l’animo comprensibilmente esasperato”.

Il brano del Vangelo letto si conclude con un richiamo: “Vigilate perché non sapete ne il giorno, ne l’ora. Noi, come le vergini – ha spiegato il celebrante – non conosciamo l’ora della venuta del Signore. Sappiamo, però, che la sua venuta sarà per invitarci a una festa… alla festa di nozze nel suo Regno. Cosa significa questa lampada di cui parla Gesù, che le vergini sagge tenevano accese con cura e quelle stolte hanno lasciato spegnere? Essa esprime la nostra fede, quella fede che siamo chiamati a custodire dal momento del nostro battesimo e per tutti i giorni della vita affinché non venga mai meno, neppure nei momenti tragici che ci possono colpire e affliggere. E rappresenta anche la speranza, quella speranza che con gli occhi della fede ci fa intravedere il momento in cui, riuniti ai nostri cari, vivremo per sempre felici”.