Funerali laici per Giovanni Lo Porto, gli amici del cooperante ucciso chiedono agli Usa la verità

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(Foto di Igor Petyx) Si sono tenuti questa mattina a Palermo i funerali laici di Giovanni Lo Porto, il cooperante palermitano ucciso in Afghanistan.  Un amico ha letto pagine del suo diario in cui il giovane scriveva del suo amore per il Cile, per il Pakistan, e per i tanti paesi visitati nella sua intensa vita. In sottofondo sempre le canzoni di Vasco Rossi. “Ogni essere umano ha diritto di ricevere aiuto, dignità e rispetto in un momento di bisogno”, scriveva sul suo diario Giovanni. In un altro passo del suo diario, Lo Porto ricorda il suo viaggio in Pakistan dopo il terremoto del 2008. “Ho trovato gente ospitale – scriveva – Mi sono innamorato di questa gente”.

Gli amici del cooperante hanno chiesto verità e giustizia. Lo Porto, infatti, è stato ucciso durante un raid statunitense contro il compound occupato da terroristi di Al Qaeda che lo tenevano in ostaggio.  “Non è stato un errore e non si può liquidare in questo modo quanto è successo a Giovanni. Vogliamo sapere cosa è successo al nostro amico e compagno di lavoro”, hanno detto altri cooperanti che hanno lavorato con Lo Porto in questi anni.

La salma del giovane è arrivata a bordo della nave proveniente da Napoli per poi essere trasferita nell’ex chiesa della Kalsa per l’ultimo saluto. Sulla bara la bandiera della Pace. A fianco uno zaino dove nei suoi viaggi teneva le poche cose che gli servivano, una chitarra e la maglietta del suo cantante preferito Vasco Rossi. “Palermo oggi ha scoperto un grande uomo – ha detto l’assessore Comunale Giusto Catania – Nei suoi viaggi era sempre vicino ai bambini con cui legava immediatamente. Per questo motivo il Comune intitolerà una scuola a Giovanni Lo Porto proprio vicino l’abitazione della madre”.

Per il sindaco Leoluca Orlando oggi c’è un filo che lega il Pakistan con Palermo. Lo ha detto davanti ai rappresentanti della consulta degli immigrati che hanno partecipato ai funerali laici. “Partire e tornare è un diritto – ha affermato il sindaco -. Partire e tornare dentro una cassa da morto è un dolore per l’intera collettività. Siamo molto fieri per quanto ha fatto nel mondo Giovanni, palermitano di Brancaccio”.

La famiglia Lo Porto era seduta nella prima fila accanto la bara. Inconsolabile la mamma Giusi che non ha smesso mai di piangere soprattutto quando scorrevano sullo schermo le immagini di Giovanni. Accanto a lei i fratelli Giuseppe e Daniele. Il padre, che vive al Nord, arriverà a Palermo nel pomeriggio.