Il generale Esposito non risponde ai pm: “Attendo di leggere prima le carte”

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Il generale Esposito non risponde ai pm. L’ex direttore del servizio segreto civile Aisi, interrogato oggi a Roma dai magistrati di Caltanissetta, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Indagato nell’ambito dell’indagine sul “sistema Montante”, sfociata nell’operazione “Double face”, e assistito dagli avvocati Davide Schillaci e Francesco Bruno, ha anche assicurato di essere “a completa disposizione della magistratura”, ma soltanto dopo che avrà visionato le carte dell’inchiesta, in modo da poter offrire un “contributo reale” alle indagini.

Anche se non è stato verbalizzato, ha detto ai pm di essere estraneo ai fatti. Nella sua ordinanza gip di Caltanissetta sosteneva che “può dirsi indubitabilmente accertato che vi fosse uno stabile canale di comunicazione che, muovendo dalla Sco di Roma, avesse come terminale ultimo appartenenti all’Aisi, per mantenere costoro costantemente informati degli sviluppi delle indagini che questo ufficio stava conducendo nei confronti di Montante”.

“Iddu dici ‘si chistu cca’ accappotta, mi fa accappottare a mia’…”. “Iddu”, “Lui”, per il gip di Caltanissetta, era proprio il generale Arturo Esposito, allora direttore dell’Aisi, tra gli indagati nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Antonello Montante e di una manciata di investigatori accusati di avere creato una rete di talpe che serviva a mantenere intatte l’immagine e il sistema di potere dell’industriale nisseno.

A pronunciare la frase era stata la moglie di Giuseppe D’Agata, ex capocentro della Dia di Palermo, dopo un periodo nei Servizi tornato tra i carabinieri, finito agli domiciliari: allora era già indagato nell’ambito del procedimento che riguardava Montante e il generale, secondo il giudice, poteva temere che i guai giudiziari di D’Agata potessero inguaiare anche lui.

Il generale Esposito, per il gip, sarebbe stato, così, “prontamente ragguagliato di tutto ciò che veniva travasato da Grassi e Cavacece un merito alle indagini che questo ufficio stava conducendo su Montante”, attivandosi “in maniera costante nel corso del tempo per porre in essere condotte per ostacolarle anche in funzioni dei propri interessi”.

Andrea Grassi e Andrea Cavacece, rispettivamente ex dirigente della prima divisione del Servizio centrale operativo della polizia e capo reparto dell’Aisi, come Esposito, sono nell’elenco degli indagati non raggiunti da misure restrittive.