Gestiva un “market” di droga nel quartiere Zen, intera famiglia in manette a Palermo

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Un intero nucleo familiare spacciava droga nel popolare quartiere Zen di Palermo. A scoprirlo sono stati i carabinieri della stazione di San Filippo Neri che hanno oggi eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per 3 persone, 3 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e una misura di libertà vigilata.

L’operazione, denominata “Under square”, ha ancora una volta fatto emergere una conduzione familiare del market della droga allo Zen. In particolare, le attività indagini sono state avviate nell’aprile 2017, quando i militari hanno eseguito un arresto in flagranza di reato nei confronti di un uomo trovato in un appartamento con ben 2 kg di marijuana, 400 grammi di hashish e 18 grammi di cocaina, oltre a vario materiale necessario per il confezionamento in dosi.

Grazie alle intercettazioni successive si sono ricostruiti gli assetti e le dinamiche criminali che coinvolgevano l’intera famiglia dell’uomo che aveva realizzato un vero e proprio “mini-market” della droga a conduzione familiare. Ogni componente del nucleo familiare aveva un ruolo che andava dal reperire fondi per l’acquisto all’ingrosso della droga, o per arrivare allo smercio vero e proprio eseguito anche con l’aiuto di pusher estranei alla famiglia.

Nonostante tra l’altro l’uomo fosse in carcere, ha ugualmente tentato di dare ordini al fratello, impartendo velate disposizioni allo scopo di far proseguire la coltivazione di piante di marijuana. Proprio in tale ambito è avvenuta la scoperta, al di sotto di uno dei padiglioni residenziali del popolare quartiere palermitano, di una coltivazione con 20 piante di marijuana dall’altezza di 1 metro circa, con lampade e reattori, impianti di condizionamento ed aspirazione e quant’altro necessaria per la coltivazione, oltre a 20 dosi di cocaina, circa 800 grammi di marijuana e quasi 1 kg e 500 grammi di hashish.

Per gestire lo smercio di droga, i componenti del nucleo familiare parlavano di creare un “impero”, da cui trarne i profitti. Inoltre è stato trovato un “pizzino” consegnato dal detenuto alla madre durante un colloquio in carcere. Grazie alle informazioni contenute si è avuto modo di risalire alla grande quantità di stupefacente nascosto. Ad aiutare i due fratelli nell’attività di spaccio c’era un pusher 22enne che si è anche occupato della coltivazione delle piante in assenza dei due fratelli.