Giornalista condannato per avere diffamato un boss, allarme tra i cronisti

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Giornalista condannato per avere diffamato un boss di cosa nostra. Il caso che sta suscitando clamore e allarme riguarda il processo al cronista Rino Giacalone (nella foto), che aveva definito, in un suo articolo, “pezzo di merda” il capo del clan mafioso di Mazara del Vallo Mariano Agate.

Il giornalista è stato condannato a 600 euro di multa dalla Corte d’appello di Palermo. Il pg aveva chiesto 4 mesi di carcere. “Per quanto riguarda il processo su Giacalone la richiesta di carcere è pericolosa, al di là della sanzione. E’ pericolosa perché l’Europa ci ha detto più volte di togliere il carcere per il reato di diffamazione per i giornalisti. Si aggiunga che la Corte europea è ritornata a chiedere l’abrogazione del carcere e questo vale sia per la richiesta a Giacalone, sia per Sallusti. E’ la richiesta del carcere che è sbagliata a prescindere dalla simpatia o antipatia nei confronti di questo o quel giornalista” – ha detto Beppe Giulietti, presidente della Fnsi, intervenendo in conferenza stampa all’Ars assieme al presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, sul caso Giacalone.

“E’ stato sollevato il caso delle querele-bavaglio, azioni civili con richieste di risarcimento faraoniche e strumentali per ‘intimidire’ chi scrive – prosegue Giulietti -: proporrò una iniziativa in Sicilia con il ministro dell’Interno Lamorgese e il vice ministro Mattei – ha aggiunto – per una serie di audizioni e raccogliere materiale utile”.

Il processo a Giacalone aveva ripercorso il curriculum criminale di Agate, membro della cosiddetta commissione regionale di cosa nostra, condannato all’ergastolo per mafia, attivo nella raffinazione e nel traffico di sostanze stupefacenti ed iscritto alla nota loggia massonica Iside 2. Dopo il decesso il questore di Trapani aveva vietato i funerali pubblici per il capomafia e anche il vescovo di Mazara, Domenico Mogavero aveva rifiutato i funerali religiosi. In quei giorni Giacalone, attraverso un articolo pubblicato su Malitalia.it, aveva ricostruito i trascorsi di Mariano Agate concludendo come la sua morte togliesse alla Sicilia la presenza di “un gran bel pezzo di merda”.