Giornalisti e tutela delle fonti: dopo la sentenza di Caltanissetta, un altro pubblicista assolto a Trapani

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Giornalisti e tutela delle fonti: dopo la sentenza di Caltanissetta, un altro pubblicista assolto a Trapani. “I Giornalisti pubblicisti possono avvalersi del segreto professionale”. E’ questo il contenuto della sentenza di assoluzione emessa dal tribunale di Trapani nei confronti del giornalista pubblicista Marco Bova, collaboratore dell’Agi, imputato per “false informazioni al pm” dopo essersi avvalso del segreto professionale durante un interrogatorio.

Il giudice monocratico Piero Grillo lo ha assolto “perché il fatto non costituisce reato”. In aula l’accusa aveva richiesto l’assoluzione perché “il fatto non sussiste”. Una analoga conclusione aveva portato all’assoluzione, mesi fa, di due giornalisti di Enna, José Trovato e Giulia Martorana. Il processo scaturiva dalla mancata rivelazione delle fonti utilizzate dal giornalista in un articolo pubblicato il 30 settembre 2015 in cui scriveva del ritrovamento di documenti giudiziari impropri durante una perquisizione negli uffici di un politico. Tra la documentazione ritrovata c’erano gli atti di un procedimento, privi delle firme necessarie, in cui il politico era indagato per voto di scambio. Per questa vicenda l’ex senatore e un maresciallo dei carabinieri all’epoca in servizio ad Alcamo, sono sotto processo dinanzi al Tribunale di Palermo per accesso abusivo al sistema informatico del ministero dell’Interno e di rivelazione di segreti di ufficio.

Un altro giornalista pubblicista, dunque, si è visto riconoscere da un giudice siciliano il diritto di avvalersi del segreto professionale, che il codice di procedura penale riserva ai professionisti. Il Tribunale di Trapani, in composizione monocratica, ha assolto, con la formula perché il fatto non costituisce reato, Bova che collabora anche con il Fatto Quotidiano e che si era rifiutato di rivelare la fonte di un’informazione utilizzata per scrivere un articolo, invocando la prerogativa riconosciuta ai Giornalisti iscritti all’Ordine. Cosa già avvenuta per i colleghi Josè Trovato e Giulia Martorana, anche loro pubblicisti all’epoca in cui non vollero rivelare una fonte, recentemente assolti da un’accusa analoga, dalla Corte d’appello di Caltanissetta.

Davanti al giudice Piero Grillo, Bova è stato assistito dagli avvocati Nino Caleca (nella foto) e Roberto Mangano, che collaborano con l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, nel supportare i cronisti destinatari di querele o indagati per violazione del segreto delle indagini, e dall’avvocato Maurizio Miceli. Fra i testimoni della difesa, nel processo Bova, è stato sentito lo stesso presidente dell’Ordine, Riccardo Arena, e i legali hanno invocato l’applicazione delle norme e della giurisprudenza europea. “La sentenza che ha scagionato Marco è anch’essa storica – ha commentato Arena – come già lo era stata la pronuncia favorevole a Josè e Giulia. Si tratta di un altro importantissimo passo avanti nella tutela dei giornalisti e delle loro fonti, quindi, in ultima analisi, nella tutela della democrazia in questo Paese. Continueremo a sostenere l’equiparazione tra professionisti e pubblicisti, in questo e in altri campi, come abbiamo sempre fatto, a dispetto di coloro che, per discutibili fini di potere, puntano a dividere, piuttosto che unire gli iscritti all’Ordine”. (AGI)