Giornate dell’Economia del Mezzogiorno, Gazzelloni (Istat): “Siamo in presenza di un calo deografico”

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“Se a livello di percezione pubblica, sia per il dramma degli sbarchi che del terrorismo, c’è una presenza forte di stranieri, in realtà si registra un evidente calo demografico. Stiamo, infatti, pagando l’effetto di anni di crisi per cui sono aumentati gli stranieri che ritengono che stare in Italia non sia così conveniente”. A smentire la visione collettiva in merito all’aumento dei migranti residenti in Italia negli ultimi anni è Saverio Gazzelloni, direttore centrale delle statistiche socio-demografiche ed ambientali Istat, che in occasione della seconda giornata delle Giornate dell’Economia del Mezzogiorno, a villa Niscemi, ha fatto un’ampia analisi del fenomeno migratorio nel nostro territorio.

Tema madre dell’incontro quello delle “nuove frontiere di conoscenza su condizioni e qualità della vita dei migranti”, in piena linea con quelli che saranno affrontati nel corso di tutta la settimana, fino al 28 novembre. Le migrazioni di uomini e donne in fuga dalle guerre e dalle persecuzioni, ma anche le migliaia di persone che si muovono tra i continenti o dei giovani che lasciano le loro città, le loro nazioni in cerca di realtà più favorevoli nelle quali costruire il loro domani. Ad organizzare le Giornate, giunte all’ottava edizione e intitolate “Nessuno sceglie dove nascere! Ognuno può scegliere dove vivere?”, Diste Consulting e Fondazione Curella, con il patrocinio del Comune di Palermo.

Ad aprire il dibattito, l’intervento di Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella che ha voluto subito porre l’attenzione sul fatto che “è vero che la condizione di vita dei migranti non è buona, ma non lo era neanche quella dei nostri migranti”. A coordinare la mattinata, Fabio Massimo Lo Verde, dell’Ateneo palermitano. Gazzelloni ha innanzitutto fatto un ampio excursus sui dati relativi alla presenza e alla qualità di vita degli stranieri. “Occorre innanzitutto precisare – ha commentato – che la maggior presenza di popolazioni stranieri riguarda soprattutto il Centro-Nord e il Nord-Est. Se al Sud è soprattutto forte l’arrivo in Italia per richiesta d’asilo, al Nord è alto quello per il ricongiungimento familiare. Dal 2007 al 2015 le regioni meridionali rappresentano luoghi di transito, mentre gli stranieri restano soprattutto al Nord”.

Sono cinque milioni gli stranieri residenti con cittadinanza nel nostro Paese, di cui quasi tre milioni al Nord, un milione e 300 mila al Centro e 760 mila nel Mezzogiorno, con una prevalenza di migranti provenienti dall’Unione Europa per tutto il Paese e dall’Africa per la Sicilia. “Il tasso di occupazione degli stranieri – aggiunge Gazzelloni – è più alto rispetto a quello degli italiani, anche  se dal 2008 al 2014 questo dato comincia a calare, con un andamento disastroso soprattutto per gli uomini, che hanno visto tra l’altro una diminuzione della busta paga”. Mentre per quando riguarda le nascite “se è vero che le donne straniere presentano un più alto livello di fecondità, soprattutto per quelle che abitano al Nord, negli ultimi anni si avverte un calo delle nascite, con dei dati che nei prossimi anni si uniformeranno sempre più a quelli delle italiane”.

Sono seguiti, poi, gli interventi di Roberto Foderà, della sede territoriale della Sicilia dell’Istat, di Daria Mendola, dell’Università di Palermo e di Simona La Placa, del Centro Astalli. “Palermo e Catania, secondo quando emerso da un questionario Ismu, sono le città siciliane più affollate – osserva Mendola – con maggiore presenza di cittadini provenienti rispettivamente da Bangladesh e Sri Lanka. Rispetto al totale delle città campionate, emerge che gli stranieri si trovano meglio in Sicilia rispetto al resto d’Italia, nonostante si riscontri una peggiore integrazione linguistica e una minore possibilità di trovare casa”.

“Bisogna smentire un’idea comune – ha aggiunto Foderà – ovvero quella che ci sia una vera invasione del nostro Paese. Gli stranieri in Sicilia sono infatti solo il 3,42 per cento della popolazione e poco più dell’8 in tutto lo Stivale”. “Ognuno può scegliere dove vivere? – si chiede La Placa -. Purtroppo ancora non credo si possa togliere questo punto interrogativo perché l’Italia deve lavorare per migliorare l’accoglienza”.

“Siamo una realtà ‘eccitante’ – osserva il sindaco, Leoluca Orlando – ma siamo anche una realtà sicura. Il diverso non costituisce fonte di preoccupazione per i siciliani e i palermitani. La Sicilia è una delle poche regioni che non ha mai ucciso un re, pur avendo avuto molte invasioni. Chi viene da fuori è meno libero, perché lo ‘costringiamo’ a diventare siciliano. La nostra scommessa è quella di riuscire a usare la condizione di ambiguità in cui viviamo come risorsa”.

Nel pomeriggio e nei prossimi giorni seguiranno incontri su lavoro, integrazione, condizioni, accoglienza e qualità della vita dei migranti, di dialogo interculturale, ma anche di investimenti, finanza e credito per la crescita della Sicilia, delle nuove sfide per le Università del Sud; ed ancora di autonomie locali e nuovo sistema di contabilità, di ascesa e declino del Mezzogiorno. Ma anche di migrazione delle intelligenze, la cosiddetta “fuga dei cervelli” e di chi, facendo una scommessa, invece, ha deciso di tornare. Infine, sabato 28 la conclusione con il XXIX Osservatorio congiunturale “Nicolò Curella” che si svolgerà nella Galleria d’Arte Moderna.