Girgenti Acque, nomi eccellenti tra gli indagati coinvolti nell’operazione “Waterloo”

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Nell’indagine Girgenti Acque, che ha portato oggi all’operazione Waterloo sono coinvolte figure note e personaggi eccellenti. Otto sono le persone fermate dai carabinieri del Noe, dai militari della Guardia di Finanza e dal personale della Direzione investigativa antimafia dopo le conclusioni di un’indagine durata quattro anni e coordinata dal procuratore capo Luigi Patronaggio.

Complessivamente sono 84 i soggetti indagati, otto di questi sono in stato di fermo, si tratta dei componenti del disciolto consiglio di amministrazione e dei dirigenti di Girgenti Acque. A vario titolo sono stati contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, l’ambiente, la fede pubblica e il patrimonio. Agli indagati – sempre a vario titolo – sono state contestate diverse ipotesi di corruzione, abuso in atti di ufficio, falso in bilancio, inquinamento ambientale, truffa ed altro.

Tra le persone finite tra le pagine dell’inchiesta il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè e il parlamentare renziano ma ex-forzista Francesco Scoma, entrambi indagati per avere ricevuto, secondo l’accusa, contributi elettorali illeciti in occasione delle elezioni regionali del 2017. E ancora l’ex presidente della Provincia regionale di Agrigento Eugenio D’Orsi, indagato per corruzione,  Giovanni Pitruzzella, finito nell’indagine nella sua veste di presidente dell’Autorità garante del mercato e l’ex prefetto di Agrigento Nicola Diomede.

Pitruzzella, secondo la Procura di Agrigento, “contribuiva concretamente, pur senza farne parte, al rafforzamento e alla realizzazione degli scopi dell’ organizzazione a delinquere guidata da Campione Marco i cui componenti si associavano fra loro al fine di commettere più delitti contro la pubblica amministrazione, frode in pubbliche forniture, violazione di sigilli, furto, ricettazione e contraffazione di marchi registrati, nonché più reati tributari societari in materia ambientale”.

E ancora, Pitruzzella “in forza del suo ruolo di presidente dell’autorità garante della concorrenza e del mercato si impegnava abusando della sua qualità” a “compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio a favore della Girgenti Acque. In particolare, il 2 ottobre 2014, difendeva indebitamente gli interessi di Girgenti acque dinanzi al personale dell’autorità dell’energia elettrica il gas e il servizio idrico, e ancora si impegnava a dare una mano a Campione Marco ad acquisire informazioni utili sulla vendita di quote di Siciliacque Spa e si impegnava a dare una mano a Campione Marco per acquisire informazioni utili su una gara per la gestione del servizio idrico integrato della provincia di Palermo anche attraverso persone vicine l’allora sindaco di Palermo Leoluca Orlando”.

Secondo la Procura Diomede, invece, contribuiva concretamente, senza farne parte, al rafforzamento e alle realizzazione degli scopi dell’organizzazione guidata da Campione “forte del suo ruolo di prefetto di Agrigento dal 30 dicembre 2013 fino al 19 gennaio 2018 nello svolgimento delle sue funzioni” In particolare viene contestata l’emissione di una informativa liberatoria antimafia. Diomede avrebbe svolto “un’attività di tutela degli interessi di Campione Marco della Girgenti Acque in particolare valutando in maniera non corretta gli elementi fattuali riportati nei documenti istruttori eseguiti nel procedimento amministrativo”.

Al vertice di quello che la Procura di Agrigento definisce “sodalizio criminale”,  ci sarebbe l’imprenditore Marco Campione, già presidente del Cda di Girgenti Acque e amministratore di fatto delle società “Gruppo Campione”. Secondo gli inquirenti falsi in bilancio ed un sistema di accentramento degli appalti in capo alle imprese del presidente del consiglio di amministrazione di Girgenti Acque, Marco Campione, hanno permesso allo stesso  di operare in regime di monopolio con relativi guadagni. “L’ omissione della dovuta attività di depurazione delle acque ha creato un danno ambientale da quantificare”, prosegue il pm. “L’ illecito addebito agli utenti dei relativi costi non sostenuti, completano un quadro probatorio eterogeneo e complesso”.