Giustizia: con la mediazione più soluzioni delle controversie fuori dal Tribunale

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Nel periodo compreso tra il 2014 e il 2019 (dati al 9/12/19)  lo strumento della mediazione, relativo all’organismo di mediazione della Camera di Commercio di Palermo ed Enna, ha registrato un trend di crescita di procedimenti chiusi con accordo raggiunto che per l’anno in corso è dell’8% rispetto al 3% del 2014, con un picco dell’11% nel 2016; una media di 60 procedure trattate nell’anno con un picco di 82 nel 2015.  A causa, invece, della mancata adesione della “parte invitata” l’insuccesso delle procedure si  è attestato in media del 50% circa sul totale delle procedure depositate per anno. Quest’anno, ed anche nel 2016, invece, tra i motivi di insuccesso delle procedure ha prevalso come causa il mancato accordo.

In particolare, nel 2018 le procedure chiuse per mancata comparizione della parte invitata sono state 28, pari al 61% del totale, e quelle chiuse per mancato accordo sono state 15, pari al 33%; nel 2019 quelle chiuse per mancata comparizione della parte invitata sono scese a 15 (pari al 38%) del totale e quelle chiuse per mancato accordo sono
salite a 19, pari al 49% del totale dell’anno. Un dato, quest’ultimo dato, che benché sia negativo, tuttavia testimonia di una maggiore partecipazione alla procedura da parte delle parti invitate (convenute) che aderiscono all’invito a partecipare alla mediazione e superano la fase dell’incontro preliminare sebbene poi, tuttavia, non trovino l’accordo. In altri termini, le parti, grazie anche alla collaborazione dei rispettivi difensori, mostrano di credere sempre di più nella mediazione e di voler verificare la praticabilità di una soluzione amichevole della controversia tra loro insorta al di fuori delle aule di Tribunale.

“La Camera di Commercio di Palermo ed Enna è attiva da molti anni nello sviluppo e nella promozione di attività formative in materia di risoluzione alternativa delle controversie  – spiega il presidente Alessandro Albanese –  e tutto si inserisce in una più ampia azione che è stata svolta dalla Camera e diretta a favorire forme di conciliazione stragiudiziale che si è tradotta, nella creazione di uno sportello di conciliazione affiancato alla già esistente camera arbitrale, e successivamente, nella creazione di un organismo di mediazione civile ai sensi del decreto legislativo del 2010 accreditato con il Ministero di Giustizia. In questo organismo – aggiunge Albanese – svolgono funzioni di mediatore civile numerosi avvocati e dottori commercialisti”.

Un convegno dedicato alla mediazione promosso dalla Camera di Commercio Palermo ed Enna per fare il punto sull’ “Alternative Dispute Resolution – ADR”, per utilizzare il termine anglossassone, cioè il procedimento stragiudiziale di risoluzione delle controversie, nato per essere alternativo al giudizio ordinario e per migliorare il sistema giustizia nel suo complesso. Tra i partecipanti, Alessandro Albanese, presidente CCIAA Palermo ed Enna, Guido Barcellona, segretario generale CCIAA di Palermo ed Enna, Giovanni Immordino, presidente consiglio ordine avvocati Palermo, Fabrizio Escheri, presidente ordine dottori commercialisti ed esperti contabili Palermo, Mario Marino, presidente consiglio notarile distretti riuniti Palermo e Termini Imerese, Alfredo Geraci, avvocato e presidente Associazione Jus, Enrico Lombardo presidente Unione giovani dottori commercialisti Palermo. Ed ancora Paola Catania, mediatrice e avvocato del Foro di Palermo, Giuseppe Todaro, consigliere Sicindustria Palermo, Anna Ferrari Aggradi, mediatrice, avvocato del Foro di Padova e presidente Comitato avvocati per la negoziazione, Massimo Riccobene, mediatore e avvocato del Foro di Palermo, Francesco Paolo Castellana, notaio dei distretti riuniti di Palermo e Termini Imerese, Salvatore Musso, dottore commercialista e segretario Unione giovani dottori commercialisti Palermo, Cristiano Pagano, mediatore ed avvocato del Foro di Palermo, Donatella Draetta, giudice del Tribunale di Palermo sez. Lavoro, Alessandro Rinaldi, procuratore dello Stato dell’Avvocatura distrettuale dello Stato, Sandro D’Alessandro, avvocato del Foro di Palermo, Maria Vittoria Caiozzo, mediatrice ed avvocato del Foro di Palermo, Federico Russo, avvocato e docente dell’Università di Palermo. Moderatori: Noemi Corso, mediatrice e avvocato e Salvatore Mancuso,  mediatore ed avvocato del Foro di Palermo.

L’evento è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione Jus e l’Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili Palermo, è accreditato per i crediti formativi e gode del patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati Palermo, del Consiglio Notarile dei Distretti di Palermo e Termini Imerese, del Consiglio dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili Palermo; del Comitato Avvocati per la Negoziazione Padova.

“Intendiamo promuovere una nuova stagione della formazione in materia di mediazione civile che veda come protagonisti i professionisti che sono chiamati a svolgere un ruolo determinante nella concreta attuazione delle finalità della normativa in materia – spiegano gli avvocati Salvatore Mancuso e Paola Catania, coordinatori dell’evento insieme con le colleghe Noemi Corso e Paola Emanuele – . Fra questi gli avvocati, in quanto per legge è previsto che le parti della mediazione siano assistite obbligatoriamente dagli avvocati, ed ancora i notai, in quanto professionisti chiamati ad intervenire per le loro specifiche funzioni certificatorie e per le loro indiscusse competenze, in occasione di accordi di conciliazione che hanno come oggetto diritti reali immobiliari ed in generale ciò che comporta la trascrizione nei pubblici registri ed infine i commercialisti, per le refluenze di natura fiscale degli accordi di conciliazione ed in generale dell’istituto della mediazione civile”.

La mediazione in materia civile e commerciale, introdotta in Italia con il Dlgs. 28/2010, è lo strumento a disposizione dei cittadini per tentare di comporre una controversia con il massimo soddisfacimento delle pretese reciproche. E’ quindi un procedimento stragiudiziale di risoluzione delle controversie (secondo la terminologia anglosassone alternative dispute resolution – ADR), nato per essere alternativo al giudizio ordinario e per migliorare il sistema giustizia nel suo complesso. “Al centro del procedimento – spiega l’avvocato Paola Catania – c’è la figura del mediatore, un professionista formato per svolgere la procedura di mediazione, dotato di capacità negoziali, di empatia ed esperto di comunicazione, oltre che, naturalmente, della materia oggetto della controversia sottoposta al suo esame. Il suo ruolo non sta nel giudicare, ma nel facilitare il dialogo tra le parti contrapposte in vista del raggiungimento di un accordo”. Il tutto in un tempo breve fissato dal legislatore in tre mesi, salvo deroghe condivise,  e senza i costi di un processo. Riuscire a far sedere intorno ad un tavolo le parti e i loro legali, aprendosi a prospettive di soluzione della vertenza consensuali e creative diverse dalla logica vittoria/sconfitta, per approdare piuttosto alla sottoscrizione di accordi con vittoria compensativa reciproca, è l’obiettivo della mediazione.

Oltre che nella sua forma volontaria, la mediazione tuttavia è vigente in Italia anche quale condizione di procedibilità (ovvero nella sua forma obbligatoria precedente all’eventuale introduzione di una causa) nei casi di una controversia in materia di: diritti reali; divisione e successioni ereditarie; patti di famiglia; locazione e comodato; affitto di aziende; risarcimento danni da responsabilità medica e sanitaria; diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità; contratti assicurativi, bancari e finanziari; condominio. Esperire un tentativo di conciliazione è inoltre obbligatorio quando la mediazione è demandata dal giudice oppure è prevista da apposite clausole contrattuali o statutarie (clausole compromissorie).

E’ dello scorso 6 dicembre, però, la notizia che il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ha approvato un disegno di legge di delega al governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie. Il testo contiene disposizioni destinate a incidere profondamente sulla disciplina del contenzioso civile, nell’ottica della semplificazione, della speditezza e della razionalizzazione delle procedure, fermo restando il rispetto delle garanzie del contraddittorio. Tuttavia, con questa legge delega si amplia solo apparentemente il catalogo delle controversie nelle quali è obbligatorio il preventivo tentativo di risoluzione alternativa mentre viene invece escluso, in alcuni settori nei quali si ritiene non abbia funzionato adeguatamente (responsabilità sanitaria; contratti finanziari, bancari e assicurativi).

Ma il cammino della cultura della mediazione passa attraverso la diffusione e la conoscenza delle sue caratteristiche tra gli operatori del diritto e tra i cittadini, le imprese, le banche, gli enti, nonché attraverso scelte politiche più decise verso lampliamento reale delle materie oggetto di mediazione obbligatoria che aiutino lo sviluppo della logica collaborativa tra il mediatore, le parti e i loro legali al fine di cercare una soluzione negoziale ai loro problemi piuttosto che una lite in Tribunale.

Didascalia foto gruppo, da sinistra: Noemi Corso, Guido Barcellona, Paola Emanuele, Paola Catania e Salvatore Mancuso