Giustizia: I pubblici ministeri Nino Di Matteo e Antonio D’Amato eletti al Csm

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Nino Di Matteo

I pm Nino Di Matteo e Antonio D’Amato sono i nuovi consiglieri del Csm. D’Amato, procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, ha ottenuto 1.460 voti ed è stato il magistrato più votato: è di Magistratura Indipendente, la corrente più coinvolta nella bufera che ha investito il Csm per la vicenda delle nomine, legata all’inchiesta Di Perugia sul pm Luca Palamara.

Nino Di Matteo, palermitano, 58 anni, candidato da Autonomia e Indipendenza, in servizio alla Direzione nazionale antimafia, dopo una lunga esperienza alla procura Di Palermo, pm nel processo sulla cosiddetta Trattativa Stato-mafia ha avuto 1.184 voti. D’Amato e Di Matteo sostituiscono a Palazzo dei Marescialli i due togati Antonio Lepre e Luigi Spina, che si sono dimessi dopo lo scandalo che ha travolto il Csm per i fatti emersi dall’inchiesta DI Perugia.

Al terzo posto Francesco De Falco, sostituto procuratore a Napoli, che dopo avere incalzato Di Matteo in un lungo testa a testa, ha chiuso con 950 voti. Seguono Fabrizio Vanorio, sostituto procuratore a Napoli, 615 voti; Anna Canepa, sostituto alla Dna ed ex segretario di Magistratura democratica, che ha ottenuto 584 voti; Tiziana Siciliano procuratore aggiunto a Milano, 413 voti; Paola Cameran, sostituto procuratore generale a Venezia, 311 voti; Simona Maisto, sostituto a Roma , 163 voti; Gabriele Mazzotta aggiunto a Firenze, 151 voti; Alessandro Milita, aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, 146 voti; Grazia Errede sostituto a Bari, 134 voti; Andrea Laurino sostituto ad Ancona, 127 voti; Alessandro Crini, procuratore a Pisa, 105 voti; Francesco De Tommasi, sostituto a Milano, 79 voti; Anna Chiara Fasano, sostituto a Nocera Inferiore, 51 voti; Lorenzo Lerario, sostituto procuratore generale a Bari, 25 voti. Le schede bianche sono state 301, nessuna scheda nulla.

Una carriera tutta dedicata alla lotta alla mafia quella Nino Di Matteo, in magistratura dal 1991. Nel 1999 ha iniziato a indagare sulle stragi Di Capaci e Via D’Amelio, in cui furono uccisi Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli agenti delle scorte. Si è occupato anche degli omicidi di Rocco Chinnici e Antonino Saetta.Il pm del processo sulla trattativa Stato-mafia, in 28 anni di carriera mai è stato iscritto a una corrente né, racconta, ha mai pensato di concorrere per il Csm: ma questa è “l’ultima possibilità di cambiare rotta prima che altri, a colpi di riforme spacciate come necessarie, lo facciano rendendoci squallidi burocrati – ha sottolineato – e per questo, nel momento più buio della magistratura, ho sentito il bisogno di mettere il mio entusiasmo, la mia umiltà e la mia determinazione a disposizione di coloro i quali vogliono veramente cambiare, e dare una spallata al sistema”.

Nel presentare la sua candidatura, Nino Di Matteo ha attaccato le “degenerazioni del correntismo”, affermando che “l’appartenenza a una corrente è diventata l’unica possibilità per fare carriera in magistratura e avere tutela quando ci si trova attaccati e isolati. Questo è un criterio purtroppo molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso”.

La prossima tornata dell’8 e 9 dicembre servirà a indicare un componente togato tra i giudici, per sostituire Paolo Criscuoli. Sono cinque i membri di Palazzo dei Marescialli che si sono dimessi dopo la pubblicazione delle intercettazioni legate all’inchiesta della procura di Perugia sul pm Luca Palamara. Gli altri due consiglieri coinvolti, Gianluigi Morlini e Corrado Cartoni, sono stati sostituiti, prima dell’estate, da Giuseppe Marra e Ilaria Pepe.