Giusy Occhionero subiva i rimproveri di Nicosia in difesa dei fedelissimi di Messina Denaro

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giusy occhionero

Giusy Occhionero si era sorbita anche una “ramanzina” da parte del suo ex collaboratore Antonello Nicosia. Una tirata d’orecchie che l’onorevole renziana, ascoltata ieri dalla Dda di Palermo, aveva subito passivamente, senza replicare.

La deputata è stata convocata come persona informata sui fatti e al momento non risulta indagata, comunque ieri si è presentata davanti ai pm accompagnata dall’avvocato  Giovanni Bruno, ex dirigente del Pd e profondo conoscitore della politica siciliana.

Circa due ore e mezza è durato il colloquio con i giudici che hanno approfondito il tema del rapporto con Nicosia, esponente Radicale arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia Passepartout con l’accusa di pianificare estorsioni e omicidi, e di entrare nelle carceri con la Occhionero sfruttando il suo status di collaboratore parlamentare.

Dietro al suo impegno per i diritti dei detenuti, dicono i pm, c’era un interesse personale a tenere i rapporti con boss del calibro di Filippo Guttadauro, cognato del latitante Matteo Messina Denaro e veicolare messaggi e informazioni sui carcerati all’esterno. Una doppia vita che, secondo la deputata eletta con Leu, il partito fondato dall’ex procuratore Pietro Grasso, e da poco passata con Italia Viva di Matteo Renzi, era insospettabile.

“Ho sbagliato tutto. Mi sono fidata di lui” – ha detto Giusy Occhionero spiegando di aver conosciuto l’uomo attraverso i Radicali e per le sue battaglie per i carcerati. Che avesse una condanna a 10 anni e sei mesi per traffico di droga non poteva saperlo. “Alla Camera non si fanno controlli, è un colabrodo – ha detto -. Perché avrei dovuto farli io?”.

Eppure alla deputata qualche sospetto  sarebbe dovuto sorgere. Nicosia non nascondeva le sue simpatie per il boss latitante Matteo Messina Denaro che definiva “il nostro primo ministro”. Non sapendo di essere intercettato le diceva: “Noi preghiamo San Matteo. San Matteo proteggici. Mai contro a San Matteo”. Ma non solo. Come si evince da un file audio pubblicato on line dal quotidiano Repubblica, il 7 marzo 2019, Nicosia rimproverava con un messaggio vocale la Occhionero. Parlando di Santo Sacco, fedelissimo del boss latitante Matteo Messina Denaro, in quel momento detenuto, dice: “Onorè non parlare a matula (a vanvera, ndr). Santo Sacco non sbaglia”.

In sostanza il collaboratore parlamentare si rivolge al suo deputato, in quel momento praticamente il datore di lavoro, con un tono e una autorità che non possono non essere sospetti. Nicosia dice senza mezzi termini che Santo Sacco è il “braccio destro del primo ministro”. L’audio dell’intercettazione è finito agli atti dell’inchiesta della Dda.