I ricercatori storici di Pillbox Finders sulle postazioni di monte Cozzo di Lupo

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pillbox finders

Si chiamano Pillbox Finders e da un anno girano per la Sicilia scoprendo e mappando le postazioni militari abbandonate della Seconda Guerra Mondiale.  Domenica scorsa sono stati a Bellolampo, sul monte Cozzo di Lupo, che con i suoi 790 metri sul livello del mare fu scelto dai comandi di Marina ed Esercito per ospitare una batteria antiaerea della Maca, acronimo di Milizia artiglieria contro aerea preposta assieme alla Regia Marina, alla difesa aerea del cielo di Palermo.

Alla vigili della guerra, la scelta di posizionare sui monti più alti di Palermo delle postazioni con cannoni contraerei trovò una sua logica in due presupposti: la possibilità di difendere la città con quella che era una cintura naturale costituita dai monti che circondano Palermo ed il vantaggio di porre i cannoni ad una altitudine maggiore per poter colpire più facilmente  i velivoli avversari che attaccavano il capoluogo siciliano volando a quote più alte.

Nella realtà ciò non bastò ad evitare che i velivoli alleati colpissero più volte Palermo e la contraerea italiana soffrì molto la mancanza di moderni pezzi di artiglieria assistiti da una guida di scoperta e puntamento radar se si escludono i cannoni tedeschi della Flak giunta a Palermo a difesa dei velivoli del X° Fliegerkorps e di un batteria italiana (quella di Pizzo Volo dell’Aquila su Monte Pellegrino) assistita in via sperimentale da un radar tedesco in concessione agli italiani e ridenominato “Volpe”.

Di queste Batterie disposte in maniera strategica sui monti intorno Palermo esistono ancora delle tracce e si tratta delle grandi vasche dentro le quali furono alloggiati i cannoni italiani che sorvegliavano il cielo palermitano.

Monte Pellegrino, Monte Santa Caterina, Pizzo Manolfo, Portella Sant’Anna, sono solo alcuni siti dove queste eccezionali testimonianze sono ancora visibili e dove i ricercatori storici di Palermo Pillbox Finders sono arrivati per portare avanti il censimento delle istallazioni militari della guerra.

Il progetto di ricerca si chiama CE.R.CA.MI. (Censimento e rilevamento casematte militari) e finora ha portato alla scoperta o alla catalogazione di numerosissimi siti di interesse storico. Domenica scorsa è stata la volta di monte Cozzo di Lupo, appunto, sede di una batteria italiana contraerea che ospitava 4 cannoni da 76/40, una postazione per mitragliatrice e diversi edifici che avevano il compito di ospitare gli artiglieri anche per più giorni, dirigere il tiro dei pezzi, consentire le comunicazioni con i centri d comando e di scoperta.

Una piccola cittadella fortificata con tanto di strada militare realizzata quasi 78 anni fa da Genio del Regio Esercito e perfetto esempio di strada di montagna sulla quale potere fare viaggiare le autocarrette ma anche i muli per il trasporto di munizioni ed uomini. Nulla da invidiare insomma alle più conosciute, ed alte, fortificazioni presenti lungo il Vallo alpino.

Cozzo di Lupo non sarà sicuramente il forte dello Chaberton, sulle Alpi italiane al confine con la Francia, ma le sensazioni che si respirano una volta in cima, sono molto simili.