Ignazio Florio disse “no” alle richieste di pizzo da parte della mafia palermitana

0
120
ignazio florio

Fra il 1906 e il 1907 Ignazio Florio ricevette una missiva anonima contenente un’inequivocabile richiesta di pagamento di pizzo da parte della mafia palermitana. Ma il cavaliere si rifiutò di cedere al ricatto. Riteneva, infatti, di potere tenere testa all’organizzazione criminale grazie alla sua enorme popolarità che gli derivava dall’avere creato un impero produttivo che dava lavoro a decine di migliaia di persone e dall’avere istituito, nel rione Olivuzza, una mensa che ogni giorno sfamava 500 poveri. Insomma, pensò, se la mafia avesse colpito i Florio il popolo palermitano si sarebbe sollevato.

Lo sostiene lo storico Vincenzo Prestigiacomo, presidente del Comitato scientifico di Casa Florio, anticipando una delle tante novità che saranno presentate sabato prossimo, alle 9,30, presso la sede della Banca popolare Sant’Angelo, a Palazzo Petyx, in occasione del convegno con cui Casa Florio, la Banca Sant’Angelo e Nuova Ipsa Editore commemoreranno i 220 anni dall’avvento della Famiglia Florio in Sicilia, esattamente nell’ottobre del 1799.

Nel corso dei lavori saranno illustrati diversi altri documenti inediti sui Florio. Ignazio Florio fece male i suoi conti, infatti la mafia non aspettò molto a reagire al rifiuto, argomenta lo storico. Già nel 1897 Ignazio Florio aveva licenziato i suoi due capi guardiani, i fratelli Noto, avendo scoperto che si trattava dei capi mandamento dell’Olivuzza e probabili mandanti del rapimento a scopo estorsivo di Audrey Whitaker.

Sommando i due “affronti”, la mafia decise di agire e, secondo tradizione, si vendicò: dopo un anno, nel 1908, un incendio doloso distrusse il Villino Florio all’Olivuzza. “Questo è uno dei tanti appuntamenti culturali organizzati dalla Banca Sant’Angelo in vista dei festeggiamenti dei suoi primi cento anni, nel 2020 – dichiara l’Ad Ines Curella – cento anni vissuti nel segno del pieno e instancabile sostegno allo sviluppo dell’economia del territorio regionale e della sua cultura. Inauguriamo la rassegna rendendo omaggio all’opera dei Florio che fecero della Sicilia uno dei fulcri commerciali, economici e culturali dell’Europa e del Mediterraneo. Ed entriamo così nel secondo secolo della banca fondata da mio nonno nel 1920, con l’auspicio che la Sicilia possa conoscere una rapida ripresa”.

alberto florio paladino i quattro pizziSabato, fra l’altro, sarà annunciato che nel 2020 sarà pienamente consultabile l’Archivio Florio, con decine di migliaia di documenti raccolti dalla famiglia e da collezioni private nella casa dei Florio ai “Quattro Pizzi”, oggi più nota come Tonnara Florio all’Arenella.

“Questo e’ uno – spiega Vincenzo Prestigiacomo – di una serie di progetti culturali che saranno sviluppati ai ‘Quattro Pizzi’, primo esempio di edificio in stile neogotico, che lo Zar Nicola I volle riprodurre nella reggia di Peterhof – poi distrutta durante la Seconda guerra mondiale – e che ha recentemente ospitato i 42 direttori dei musei Guggenheim di tutto il mondo riuniti a Palermo”.