Il 31 marzo 1282 i Vespri Siciliani di Palermo cambiarono la storia dell’Isola

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vespri siciliani

Nel giorno della Pasquetta del 1282 scoppiarono a Palermo i Vespri Siciliani. Il giorno esatto nel quale cadeva il lunedì dell’Angelo quell’anno è ancora oggetto di dispute tra storici. Per alcuni fu il 30 marzo, per altri il 31.

Ma quel giorno passerà alla storia per l’innesco della rivolta contro la “mala segnoria” dei Francesi.  E fu una sollevazione popolare sanguinosa che determinò la cacciata dall’Isola  di un dominatore straniero particolarmente inviso al popolo siciliano.

I Francesi  avevano acquisito il controllo del regno di Sicilia nel 1266 quando Carlo I d’Angiò lo tolse a Manfredi, figlio di Federico II, con la battaglia di Benevento. Ma i fatti di Palermo cambiarono la storia dell’Isola.  I palermitani si erano riuniti nella chiesa di Spirito Santo (all’interno dell’attuale omonimo cimitero), allora alla periferia della città. Nonostante la Pasquetta fosse una festa da vivere con pranzi e bevute fuori porta,  l’aria e gli umori non erano improntati all’allegria.

Un gruppo di soldati angioini ubriachi giunse sul sagrato della chiesa e uno di loro con la scusa di controllare che non nascondesse armi sotto gli ampi vestiti, allungò le mani sotto gli abiti di una donna. Mal gliene incolse.  Uno degli uomini che accompagnavano la donna, con un gesto fulmineo si impossessò della spada del soldato e lo trafisse uccidendolo.

La rivolta scoppiò in un istante e divampò in tutta la città al grido di “Morte ai Francesi!”. Il mattino seguente, raccontano alcuni storici, giacevano per le strade i cadaveri di circa duemila francesi. Lo stesso gran giustiziere di Francia, praticamente il magistrato di allora, fu trascinato fuori dal suo palazzo e linciato nell’attuale piazza Croce dei Vespri.

I palermitani insorti istituirono una sorta di direttorio e inviarono messaggeri nelle altre città dell’Isola. Pochi giorni dopo anche Corleone, Trapani e Caltanissetta si sollevarono. Alla fine di aprile fu il turno di Messina. A offrire il suo aiuto agli insorti furono gli spagnoli di Pietro III d’Aragona, sposato con  Costanza Hohenstaufen di Svevia, figlia di Manfredi, ed unica erede legittima della dinastia degli Sveva che aveva regnato sull’Isola dal 1194 fino all’arrivo degli angioini.

Consapevole della posizione strategica della Sicilia nel Mediterraneo e del suo valore politico, il re aragonese decise di accorrere in aiuto dei rivoltosi. Pietro d’Aragona sbarcò in Sicilia e i palermitani corsero ad  la corona: venne proclamato re di Sicilia il 4 settembre mentre Carlo d’Angiò fuggiva con i soldati superstiti verso Napoli.

Il primo accordo di pace tra Spagnoli e Francesi  fu firmato il 31 agosto del 1302 a Caltabellotta, con la Sicilia che passava sotto controllo aragonese acquisendo la denominazione di regno di Trinacria mentre la parte continentale dell’Italia meridionale rimaneva agli angioini sotto il nome di Regno di Sicilia. Secondo il trattato la Sicilia sarebbe dovuta tornare il mano francese alla morte di Federico III d’Aragona, figlio di Pietro e Costanza. Ma la Sicilia rimase in mano spagnola fino agli inizi del XVIII secolo.