Il boss pentito Francesco Colletti racconta il summit e di Greco dice…

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pentito francesco colletti

Il padrino pentito Francesco Colletti racconta i particolari del primo summit della nuova commissione provinciale della mafia. Il vertice di cosa nostra non si riuniva dal giorno dell’arresto del “capo dei capi”, il 15 gennaio 1993.

La riunione si è svolta il 29 maggio 2018 tra le 11 e le 17 in una località di Palermo. A riferirlo agli inquirenti è Francesco Colletti, capo mandamento di Villabate, che dal 18 dicembre collabora con la giustizia.

Le informazioni fornite da Colletti e da Filippo Bisconti, anch’esso collaborante dal 15 gennaio scorso, hanno fornito importanti spunti agli investigatori.

Racconta Colletti ai pm: “Con Sirchia… abbiamo fatto un bel po’ di strade di campagna, mi ha portato, credo, nel…, non so se quella zona è Aquino o Baida, io credo sia Baida”.

Il collaboratore di giustizia prosegue: “… Non lo conoscevo, ma non faceva parte della commissione perché… di questa gente perché poi quando io sono entrato in questa casa al primo piano, ho trovato là dentro Mineo (Settimo, ndr), già era seduto, c’era un tavolo imbandito con dei dolci, delle storie, ho trovato Mineo seduto, Greco ‘Michele’ (Leandro ndr), che era già a tavola, Gregorio Di Giovanni…”.

I boss conversano, si confrontano e attendono l’arrivo di Filippo Bisconti che tarda. “Nell’attesa – rivela Colletti – ci siamo conosciuti e si sono presi dei discorsi, abbiamo parlato di regole, di importanza, se qualcuno di qualsiasi mandamento, mi avesse fatto qualche discorso dovevo io rispondere che… parlane con il tuo capo e fai venire il tuo capo a parlare con me, non parlare direttamente tu con me. Le regole erano che i discorsi tra mandamenti ce li dovevamo fare solo noialtri”.

Insomma, giovane sì, ma ambizioso e con un pedigree di tutto rispetto. Voleva commissariare il mandamento di Villabate, creando non poche frizioni all’interno della neo costituita commissione provinciale. Racconta ancora Colletti, capo mandamento di Villabate, ai magistrati che Greco gli disse: “Facciamo in modo che tu, visto che sei di un paese, ti fai rappresentare o da me o da decidere tu da qualcuno di questo gruppo, ti fai rappresentare, quando finiscono le riunioni la persona che ha rappresentato il tuo mandamento ti dirà le situazioni…. Ci sono rimasto male… Questa cosa non mi è piaciuta perché mi è sembrata una cosa contro di me… ho detto prima bella gente, gente saggia, vabbè che questo è un ragazzino, anche se, cioè lui sembra che c’ha un vecchio dentro, ma è un ragazzo…”.

Nella sua collaborazione Colletti racconta che esisterebbe anche una sorta di “costituzione” di cosa nostra. Un decalogo di regole contenute in un “elenco scritto”. E se esiste è conservato a Corleone (dai Corleonesi).

“Nell’altro appuntamento che ho avuto con Bisconti e Greco e c’è stata sta cosa che si sono un pochino presi di mira per il discorso ‘dobbiamo partecipare tutti quanti’, il Bisconti – afferma Colletti ai pm di Palermo – disse pure una frase importante… se si parla di regole, perché poi il contenuto della situazione Bisconti lo sa, si parla di regole, ma bisogna rispettare le regole antiche. Bisogna rispettare le regole antiche e che a quanto pare queste regole qualcuno le custodisce e credo che sia Corleone. Io credo che queste regole sono custodite a Corleone”.

E lo stesso pm che insiste chiedendo, in che senso custodite? C’è un qualcosa di scritto? E Colletti riprende: “Sì, sì, sì. Ripeto io sono nuovo di certe situazioni, però io le dico che in quell’appuntamento il Bisconti gli ha detto al Greco: ‘Tu non puoi dire questo deve partecipare e questo non deve partecipare; non parlare di regole perché le regole, quelle scritte, si devono mantenere e le regole sono datate, non lo so di quanto centinaia di anni. Queste regole non, non so chi le abbia, però ci sono pure scritte queste regole e comunque che il Bisconti conosce”.