Il colonnello Di Stasio: “Cosa nostra è alla disperata ricerca di denaro”

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Il colonnello Di Stasio, comandante provinciale dei carabinieri non ha dubbi: “Spaccio di droga ed estorsioni sono il core business del mandamento di Porta Nuova”.

La conferma è venuta dall’operazione Atena dei militari dell’Arma che oggi hanno arrestato 32 persone. “C’è un forte fermento in cosa nostra – dice Di Stasio -. Dalle indagini emerge uno spasmodico desiderio da parte dei boss di rimpinguare le casse dell’organizzazione”.

E per farlo l’affare principale è proprio lo spaccio di sostanze stupefacenti. “C’è da parte di cosa nostra – spiega il comandante provinciale – anche la volontà di ricostruire canali approvvigionamento autonomo, dal momento che oggi l’organizzazione si trova costretta a ricorrere al mercato calabrese o campano”. Insomma, lo spaccio continua a essere “una fonte di reddito molto importante, seguita solo dalle estorsioni – avverte -. La domanda aumenta e interessa anche insospettabili, clienti facoltosi e di un certo livello culturale”.

Il blitz, denominato “Atena” e che è la prosecuzione dell’operazione “Cupola 2.0” dello scorso dicembre con cui è stata smantellata la nuova commissione provinciale di cosa nostra palermitana, ha svelato un vero e proprio ‘call center’ della droga, attivo 24 ore su 24 con consegne a domicilio.

Oltre 200 i clienti, tra cui insospettabili professionisti, che si rivolgevano ai pusher per ottenere “una birra” o un “caffè”, come in codice venivano chiamate le dosi. Un enorme flusso di denaro, utile anche a sostenere le famiglie dei detenuti, che la mafia aveva deciso di reinvestire pure in attività lecite: un’impresa che gestisce bus turistici e un nota trattoria nel mercato della Vucciria.

“Oggi torna a essere colpito uno dei mandamenti più importanti della città – dice ancora Di Stasio – e il sequestro di una grossa quantità di denaro nella disponibilità di uno dei 32 indagati è il segno del grande flusso di denaro a disposizione dei boss grazie all’attività di spaccio”.

Le indagini hanno fatto luce anche sugli autori di cinque estorsioni consumate e tentate ai danni di imprenditori e commercianti di Palermo. Anche in questo caso le vittime non hanno denunciato. Almeno non spontaneamente. Agli investigatori dell’Arma hanno ammesso di aver pagato il denaro solo dopo essere state convocate, incastrate da video e intercettazioni.

“C’è tra le vittime una forma di paura giustificabile – conclude il colonnello Di Stasio -. E’ giusto che lo Stato dia risposte puntuali e possa innescarsi nei cittadini quel sentimento di fiducia che gli operatori di giustizia devono guadagnarsi”.