Il futuro dei Cantieri navali di Palermo, la Fiom scrive a Di Maio

0
79
cantieri navali di palermo

Gli investimenti per i bacini di carenaggio del Cantiere navale di Palermo saranno al centro dell’incontro, in programma martedì 10 ottobre alle 11, nella sede dell’assessorato alle Attività produttive della Regione siciliana tra i sindacati e l’assessore Mimmo Turano.

La richiesta di un faccia a faccia era stata sollecitata dalla Fiom e dalla Cgil Palermo con l’iniziativa “Parla il cantiere. Investimenti e lavoro per il futuro di Palermo” tenutasi il 3 luglio scorso.

Le parti sociali chiedono che nel cantiere del Capoluogo siciliano si torni a costruire navi come avviene negli altri in Italia. “Per questo stiamo sollecitando una risposta dalla Regione e dal ministero allo Sviluppo economico – dice Francesco Foti, segretario provinciale della Fiom Cgil – sulle possibilità di uno sviluppo futuro del Cantiere navale di Palermo partendo dagli investimenti previsti sui bacini, per garantire la prosecuzione delle tre missioni che hanno fatto la storia del nostro stabilimento: costruzioni, riparazioni e trasformazioni navali”.

Una richiesta di incontro con il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, per affrontare anche il caso Palermo è stata inoltrata in questi giorni dalla segretaria generale della Fiom Cgil Palermo Francesca Re David e dal coordinatore nazionale Fincantieri per la Fiom, Fabrizio Potetti.

Nella lettera al vice premier, partendo dal fatto che “la società Fincantieri è una grande multinazionale che gode oggi, superato un periodo di crisi, di un’importante fase di sviluppo, con un portafoglio ordini di oltre 70 navi da costruire e carichi di lavoro medi per oltre 5,7 anni”, la Fiom fa notare che “questa grande mole di lavoro non mette tutti i cantieri e le società del Gruppo nella stessa condizione”.

Nella lettera si mette in evidenza che “in Italia e in Europa oggi c’è chi ha carichi di lavoro per oltre 10 anni – dice Foti -, mentre altri vivono una profonda incertezza e non vanno oltre la costruzione di ‘tronconi’ di navi da assemblare e da finire in altri cantieri italiani ed esteri, con fasi di forte riduzione di attività. Tra i cantieri penalizzati c’è il cantiere navale di Palermo”.