Il generale Catania: “Da militare dico alla Rai grazie per l’intervista di Carola Rackete da Fabio Fazio”

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carola rackete da fabio fazio

L’intervista di Carola Rackete da Fabio Fazio a distanza di una settimana continua ancora a far discutere. L’intervento dell’ammiraglio di Divisione in ausiliaria Nicola De Felice ha aperto il dibattito. Riceviamo e pubblichiamo volentieri il contributo di un altro ufficiale, il generale dell’Aeronautica militare in ausiliaria Domenico Catania, il cui punto di vista è differente da quello del collega.  

Ufficiale proveniente dall’Accademia Aeronautica, nella sua carriera ha prestato servizio, tra l’altro, come Basco Blu dell’Onu in Iraq e Kuwait, come Verificatore dell’Osce in Kosovo, presso l’Ufficio relazioni internazionali dello Stato maggiore della Difesa e presso la Rappresentanza militare italiana nel Comitato militare della Nato a Bruxelles.

“Gentile Direttore, ritengo che una tv pubblica abbia diritto dovere di offrire e proporre argomenti che riflettono diverse opinioni, nel rispetto dei principi di sanciti dall’art. 21 della Costituzione. Nella breve intervista di Carola Rackete da Fabio Fazio, per quanto ricordi, Carola ha evidenziato soprattutto due concetti importanti: il rispetto della Convenzione di Ginevra del 1951 e la “fine che ha fatto la nostra umanità”.

La Convenzione di Ginevra del 1951 sullo “statuto dei rifugiati”, emendata dal Protocollo relativo allo status dei rifugiati firmato all’Onu di New York nel 1967, definisce in maniera puntuale chi è da considerarsi “rifugiato” (“Chiunque nel giustificato timore d’essere perseguitato per ragioni di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori del suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi”).

Certamente una definizione difficile da accertare e assegnare ad individui che si trovano in condizioni di prostrazione psicofisica su una Nave soccorso in pieno Mediterraneo.

La nostra umanità, diceva Carola a Fabio Fazio, “dov’è finita?”. Certo, non tutti sono dei rifugiati … alla fine tra coloro che la Rackete ha portato a Lampedusa forse, dico forse, solo alcuni sono dei veri rifugiati. Ma intanto sono persone, esseri umani … che per un motivo o per un altro si sono trovati in mezzo al mare. E di fronte a questa scelta la risposta non può essere per default: qui non sbarchi, portali al porto sicuro, riportali indietro…

Il porto sicuro? Qualcuno ha scritto che poiché la Tunisia non è un porto sicuro, ha fatto bene la comandante della Sea Watch 3 a portare i migranti a Lampedusa. Una ragione che a tanti sembra in contraddizione con il fatto che il Paese sia una meta di viaggio per gli italiani.

Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Unhcr – l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – per il Mediterraneo Centrale, ha dichiarato, pochi giorni fa, che “una nave non è il posto migliore dove decidere se una persona è o meno un rifugiato. … Sì, la Tunisia ha firmato la Convenzione di Ginevra, e no, in effetti non ha poi mai implementato nessuna legislazione nazionale. …”.

La definizione di Nave da Guerra è, a mio avviso, ben esplicitata dall’art. 239 del dlgs 66 del 2010 che riprende l’art. 21 della Convenzione Internazionale di Montego Bay. Adesso, tenendo conto che le Sentenze della Corte di Cassazione costituiscono si giurisprudenza ma non modificano certo le Leggi in vigore e sono relative a fatti ben distinti tra loro, sono sicuro che gli inquirenti vaglieranno se le caratteristiche della motovedetta della Guardia di finanza speronata da Carola fossero aderenti alla definizione di Nave da guerra, o diversamente.

Per concludere, io sono felice che la tv pubblica abbia offerto un momento di riflessione sulla scelta di una giovane donna di tentare intanto di salvare vite umane, a prescindere dal successivo accertamento del loro status di rifugiati o altro. A me, vecchio soldato, è stato insegnato che le vite umane si rispettano e quando possibile si salvano, persino quelle dei nemici in guerra. E Carola me lo ha ricordato.

Generale di Brigata in ausiliaria Domenico Catania, Aeronautica militare