Il geometra Alfonso Cicero si discolpa dall’accusa di concussione. L’impresa che lo ha denunciato ribatte: “Abbiamo i testimoni”

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Alfonso Cicero ex-presidente IrsapAccuse e contraccuse di concussione e calunnie, infiltrazioni malavitose, impianti pignorati, una nuova costosa sede operativa non prevista, colletti bianchi compromessi, contenziosi infiniti con le imprese, governance e servizi inadeguati: non è in discussione solo la poltrona di Cicero ma il ruolo dell’Irsap-Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive, nato per il rilancio delle aree industriali siciliane.

Contraddittoria la linea di difesa scelta dall’ex presidente dell’Irsap, Istituto regionale per le attività produttive, il geometra Alfonso Cicero, contro le accuse contenute nella denuncia di concussione per aver preteso pasti gratis presentata da Giuseppe De Luca, titolare della Delta Catering, società che gestisce il ristorante-mensa all’interno del Consorzio Area Sviluppo Industriale di Brancaccio.
“Dopo un primo sopralluogo al ristorante per essere certo della bontà del cibo che avrei mangiato lì, – si discolpa Cicero – ho dato volta per volta i soldi alla mia segretaria per far fare la spesa agli addetti della mensa.” Ferma la replica dell’imprenditore De Luca: “Assolutamente falsa, oltre che in sé poco credibile, la circostanza che Cicero mandasse la sua segretaria a comprare il cibo da cucinare nel mio ristorante per sé, i suoi collaboratori, amici e familiari. Abbiamo i testimoni. Ma è evidente che con la sua affermazione l’ex presidente Cicero ha ammesso di avere effettivamente utilizzato la sala Vip consumando i pasti cucinati dai nostri cuochi, non pagando né tale servizio né quello dei camerieri che lo servivano ai tavoli, e neppure la pulizia dei tovagliati di lusso che pretendeva apparecchiati di tutto punto”.
Il titolare della Delta Catering si dice preoccupato della permanenza di Cicero, che continua a restare al suo posto benché il suo mandato sia scaduto lo scorso dicembre. Inoltre l’Irsap ha un consiglio di amministrazione di cinque membri mentre la legge impone di averne solo tre: “È evidente dalle sue stesse dichiarazioni che, continuando ad esercitare il suo ruolo come nulla fosse, l’ex presidente potrebbe inquinare le prove che riguardano le dichiarazioni non vere in cui ha coinvolto la sua segretaria. Un paladino della legalità si sarebbe già fatto da parte per un elementare principio di coerenza e trasparenza”, conclude De Luca, che confida nelle decisioni della magistratura e della presidenza della Regione.

Nonostante Cicero si sia pubblicamente lamentato di non avere ricevuto l’incarico per un altro mandato, la sua nuova nomina da parte del governo Crocetta resta ancora in stand-by. Il motivo non è chiaro ovvero è piuttosto complesso. I dubbi sul possesso dei titoli necessari a ricoprire la carica e sull’incompatibilità del ruolo, espressi da varie fonti, erano stati considerati superati dal governo regionale che inoltre ha finora consentito in prorogatio la permanenza dell’ex-presidente, scaduto insieme al Cda dell’Irsap l’8 dicembre 2014, benché una proroga sine-die sia ovviamente illegittima. E ora le nuove norme pongono ulteriori vincoli.

Ma più che la poltrona di Cicero, ciò che è in discussione è la stesso destino dell’Irsap, l’efficacia della missione di questo “nuovo” ente regionale come attore propulsivo del sistema produttivo siciliano.
La spettacolarizzazione del ruolo, fermamente perseguita da parte dell’ex-presidente dell’Irsap ha infatti portato all’attenzione dell’opinione pubblica l’inadeguatezza della formula con cui il governo regionale ha voluto gestire le politiche per la promozione e il rilancio delle aree di sviluppo industriale in Sicilia. Cicero parla di infiltrazioni mafiose, colletti bianchi collusi, aziende insolventi. Le imprese protestano però per l’inconsistenza della governance, l’inspiegabile permanere dello stato di liquidazione delle ASI dopo anni dalla costituzione dell’Irsap che avrebbe dovuto assorbirli, lo stato di abbandono di impianti e strutture, la pressoché assoluta carenza di servizi all’altezza delle più elementari esigenze delle aziende.
La legalità è un dovere per chi governa e un diritto da garantire ai cittadini.  Ma a chi amministra si chiedono competenza e, soprattutto, risultati.  Il dovere di agire nella legalità non è un merito da sbandierare,  meno che mai un argomento da utilizzare per coprire mediaticamente inadeguatezza e disastri nella gestione dell’economia siciliana.