Il governo Crocetta quater vacilla sempre più: grillini e autonomisti annunciano la terza sfiducia, ma servono 46 voti in Aula

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Il governo Crocetta quater, quarto in tre anni, barcolla senza aver cominciato il suo nuovo cammino. Una giunta e una maggioranza che vacillano e non riescono a dare una vera svolta. Un esecutivo già azzoppato sotto i colpi dei renziani del Pd e del movimento Sicilia futura dell’ex ministro Totò Cardinale che si è sfilato da maggioranza e governo. Non si è chiusa con l’innesto dei nuovi assessori la crisi politica che ora rischia di mandare in tilt la Regione, anche dal punto di vista finanziario. La pratica è di nuovo sul tavolo del Nazareno.

La nomina di Luisa Lantieri, esponente di Sicilia democratica, alla guida dell’Assessorato alla Funzione pubblica, ha scatenato reazioni e fibrillazioni nella maggioranza che sostiene il governo, guidato dal presidente Rosario Crocetta. Intanto, è saltato il vertice romano per salvare i conti della Regione. Era stato fissato per venerdì, ma è stato rinviato a data da destinarsi.

Il Governo siciliano tenta di recuperare 1 miliardo e 400 milioni, per mettere a riparo il bilancio 2016. E già nelle scorse settimane il governatore, Rosario Crocetta (nella fato con l’assessore alla Salute Baldo Gucciardi del Pd), e l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, erano volati nella Capitale per incontrare il sottosegretario alla Presidenza, Claudio De Vincenti.

Ormai è chiara la spaccatura all’interno dello stesso governo con i renziani che da un lato vorrebbero proseguire consolidando e rafforzando il rapporto con il governo Renzi e dall’altro lato avrebbero intenzione di staccare la spina. Così come il Movimento 5 Stelle che, forte di questo momento di grande fibrillazione della maggioranza e soprattutto del Pd che fa emergere sempre più le spaccature interne, dichiara di nuovo “guerra” a Crocetta e si dice pronto a presentare una nuova mozione di sfiducia. Che sarebbe la terza in tre anni. Da sottolineare che le prime due sono state ben lontane dal raggiungere i 46 voti indispensabili per far cadere il governatore della “rivoluzione” mancata.  

“Tutti i limiti sono stati oltrepassati, siamo ben oltre la farsa da tempo. I fatti dicono che il Crocetta quater è morto già in culla, soffocato da infinite polemiche e liti, alimentate dalla smisurata voglia di poltrone delle mille anime della squinternata e inconcludente maggioranza”. Il Movimento 5 stelle arma la sfiducia contro Rosario Crocetta, alle prese con l’ennesima lite di coalizione, con la speranza di intercettare i numerosi “malpancisti”.

“Vogliamo scrivere la parola fine al peggiore governo della storia della Sicilia, presentando la sfiducia a Crocetta“, aggiungono i grillini. Che non sono soli. Analoga iniziativa, infatti, è annunciata dagli autonomisti del Mpa-Pds: “Lancio un appello a coloro che vogliono che Crocetta lasci la poltrona: attiviamoci affinché ciò diventi realtà. Iniziamo a firmare una mozione di sfiducia al presidente della Regione”, afferma il deputato Giovanni Greco, secondo cui il governatore “ha calpestato i bisogni dei cittadini e i loro diritti, mentre continua a elemosinare al governo nazionale i fondi per l’Isola. In tre anni ha mandato via una quarantina di assessori. Siamo allo sfacelo”.

E il leader del centrodestra all’Ars Nello Musumeci sentenzia: “E’ uno spettacolo indecoroso, una corsa alle poltrone mentre la Sicilia cola a picco. Persino Pippo Baudo ha chiesto le dimissioni di Crocetta. Ma quando capiranno di essere impopolari e di aver dato vita ad un governo dannoso? Spero sia restituita presto la parola ai cittadini. Il mio è un appello rivolto a tutti i deputati di opposizione. Quando andiamo anche noi dal notaio?”. Lo scrive il deputato regionale siciliano Nello Musumeci sulla sua pagina di Facebook. “Davvero non so per quale ragione dovremmo fare finta di nulla. La Sicilia non puo’ permettersi una crisi istituzionale permanente. Ed anche il rinvio della riunione con il governo nazionale non lascia presagire nulla di buono. Rompiamo gli indugi e scegliamo una data che, tenuto conto dello Statuto, consenta il voto in primavera. Si è dimostrato che le dimissioni individuali non producono il risultato voluto. Ma se lo faremo tutti assieme, anche se non saremo la maggioranza, sfideremo renziani e malapancisti e, finalmente, porteremo la Sicilia alle urne. O qualcuno pensa che possa andare avanti un Parlamento dal quale si dimettono le opposizioni?”.

E, prosegue Musumeci: “Non vorremo aspettare Fiorello come per l’acqua a Messina? La politica prenda in mano la situazione. E’ una sfida che devono compiere le forze di centrodestra e il M5S. Tutti a casa, perche’ i siciliani possano scegliere un governo autorevole e stabile. Tutti a casa, perche’ consentire il voto nell’Isola nella prossima primavera e’ un diritto che deve essere riconosciuto ai nostri concittadini.Quindi? Scegliamo un notaio e una data: io ci saro'”.

Crocetta e la sua sgangherata maggioranza stanno trasformando la Sicilia nella vergogna d’Italia e non per le poltrone da occupare. Perché c’è qualcosa di più grave dei quattro rimpasti e dei 50 assessori in tre anni: c’è il fatto che, mentre il presidente della Regione accompagnato dai big del Pd siciliano si presenta a Roma con il cappello in mano per chiedere soldi e rimediare a una gestione delle finanze regionali disastrosa, contemporaneamente qui, lo stesso presidente e la stessa maggioranza di governo da un anno chiudono la porta a un imprenditore che vuole donare una somma di denaro per valorizzare uno dei tanti tesori siciliani, il parco archeologico di Selinunte”. Lo dice Fabrizio Ferrandelli, ex deputato regionale del Pd all’Ars, dimessosi a luglio in polemica con il governatore Rosario Crocetta e il Pd siciliano, commentando l’articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera. “A gennaio 2014 – aggiunge – presentai un disegno di legge per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale siciliano, prevedendo un nuovo rapporto di collaborazione tra pubblico e privato. Come tutte le iniziative legislative che potrebbero dare respiro alla Sicilia giace ancora all’Ars. Troppo impegnati a salvaguardare le loro poltrone sino alla fine sono questi qua. Della Sicilia, del suo futuro, della sua bellezza, della sua credibilità in Italia e nel Mondo, non gliene può fregar di meno. Staccare la spina a questo governo regionale – conclude Ferrandelli – e liberarsi della zavorra dello Statuto speciale è ormai l’unica speranza per riportare la Sicilia in Italia e in Europa”.