Il malaffare dei rifiuti diventa un libro: “Quanta bella monnezza!” scritto da Salvatore Livorno per Spazio Cultura Edizioni

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Sindacalista “quasi” per caso, Salvatore Livorno si ritrova nel 2009 ad avere a che fare
con l’universo dei rifiuti, ma la vera monnezza – come sostiene − è quella che ha trovato
scavandoci in mezzo.

Emigrato nel “mitico Nord-Est”, da quella che oggi è tristemente nota come “La Terra dei Fuochi”, da sempre al fianco degli ultimi (in questo caso, degli operatori ecologici che ogni mattina raccolgono gli scarti di una società sempre più votata al consumo), Salvatore si è trovato – e si trova tutt’ora – a lottare contro i mulini a vento, prima dalle file della Cgil, ora da quelle della Uil.

Mentre gli occhi dell’opinione pubblica sono puntati al Sud Italia, è al Nord, soprattutto in
Veneto, che si sta consumando la più grande tragedia ambientale nostrana, laddove si
trova il crocevia degli interessi più disparati: grandi aziende pubbliche quotate in borsa che
fanno del business la loro ragion d’essere; rampanti imprenditori privati con reti di relazioni
che si stendono ovunque e pochi scrupoli quando si tratta di sbaragliare la concorrenza;
controlli pilotati; contatti in odore di criminalità organizzata; affari che dalla mondezza vanno a sconfinare nel business dei centri d’accoglienza per i migranti e poi lei: la raccolta
differenziata, il mito che sta rischiando di portare l’Italia a un collasso ambientale senza
precedenti.

Facendo della giustizia sociale il suo vessillo, Salvatore Livorno si è trovato a essere il capro
espiatorio da sacrificare sull’altare della convenienza politica. Tanti i personaggi incontrati
nel suo cammino, tante le minacce e le intimidazioni (dalla macchina devastata al proiettile
inviato per posta e intercettato dalla Digos). Lottando al fianco di quegli operatori ecologici
costretti a condizioni di lavoro al limite dell’umana accettazione, Salvatore ha raccolto centinaia di testimonianze, storie di vita quotidiana vissuta nel pericolo costante d’incidenti e contaminazioni, con tir provenienti dal Sud Italia che nessuno controlla; rifiuti di ogni genere gettati alla rinfusa negli inceneritori che non sono in grado di filtrare le polveri sottili emesse; liquami scaricati nei tombini; caporali senza scrupoli che danno vita a scene da film spaghetti-western. E poi le centinaia e centinaia di ettari di campagna comprati grazie alla compiacenza di banche “amiche” e sottratte all’agricoltura; gli incendi sempre più ricorrenti nei depositi dei rifiuti; le folli gestioni aziendali che portano buchi di milioni di euro nei bilanci (tutti a danno della collettività); le gare d’appalto pilotate; le cene di gala da operetta buffa.

Compiendo un viaggio nell’Italia del malaffare, del clientelismo, della furbizia e del menefreghismo, dove manca un serio modello unitario per far fronte all’emergenza rifiuti, Salvatore Livorno dimostra come esista la possibilità di un cambiamento, come sarebbe possibile cominciare a risalire la china prima che sia troppo tardi ma come – per farlo − sia necessario combattere la profonda crisi non solo economica, ma soprattutto morale che affligge da troppo tempo il nostro Paese.