Il pm Vella: “Il traffico dei migranti non si affronta con i blocchi in mare, ma si contrasta nei Paesi di partenza”

0
38
traffico di migranti

Modificare i metodi di contrasto al traffico dei migranti per rendere più efficace l’azione delle forze dell’Ordine. A dirlo è stato il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, a Vienna, per partecipare come primo relatore all’incontro sul “Smuggling – traffico di migranti” nella capitale austriaca, portando dinanzi ai rappresentanti degli Stati delle Nazioni Unite l’esperienza dei pm di Agrigento sul contrasto ai trafficanti di esseri umani.

La relazione di Vella ha suscitato un grande interesse tra le delegazioni dei 189 Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione di Palermo sul Crimine organizzato transnazionale del 2000 (Unodc), che ha un protocollo specifico proprio sul “smuggling of migrants”.

“Le organizzazioni dei trafficanti utilizzano imbarcazioni a poco prezzo. Il sequestro di questi mezzi è inefficace, perché sono mezzi non utilizzabili per un nuovo viaggio – ha detto Vella -. Oggi sempre di più un efficace contrasto alle organizzazioni di trafficanti di migranti presuppone una lotta da svolgere sulla terraferma non in mare, soprattutto nei Paesi di partenza con la necessaria collaborazione dei Paesi di destinazione. Sono poco utili e difficilmente attuabili i blocchi navali, cioè i tentativi di bloccare in mare l’arrivo delle imbarcazioni cariche di migranti”.

Secondo il pm  oggi i numeri maggiori i trafficanti li fanno con i ”rubber boat”. Imbarcazioni “usa e getta” utili per una sola traversata. “Le organizzazioni dei trafficanti non hanno più in mare i loro uomini e la flotta di rubber boat è una flotta di imbarcazioni destinate a essere utilizzate per un solo viaggio, destinate ad essere costantemente sostituite a poco prezzo. Il sequestro di questi mezzi è inefficace, perché sono mezzi non utilizzabili per un nuovo viaggio” – ha spiegato Vella.

Il magistrato agrigentino ha riferito tecnicamente come e perché avvengono le tragedie in mare causate dalla spregiudicatezza criminale dai trafficanti di esseri umani.

“I gommoni, costruiti con materiali scadenti, cominciano a sgonfiarsi già dopo poche ore di navigazione, via via cedono tutte le camere d’aria di cui costituito il gommone e i migranti a bordo cominciano ad annegare, uno ad uno. A volte si rompe il piccolo motore, ma la scena non cambia, questi gommoni si sgonfiano anche da fermi, con mare calmo. A volte, a bordo di questi gommoni – ha proseguito – i migranti vengono ustionati dalla benzina che fuoriesce dal serbatoio, che deve essere riempito più volte lungo il viaggio. La benzina si mischia all’acqua di mare presente sul fondo del gommone, quella miscela di benzina e acqua di mare inzuppa gli abiti di chi viaggia al centro del gommone, di solito le donne, e gli ustiona la pelle come fosse acido, gliela brucia letteralmente”.