Il procuratore Lo Voi: “In Sicilia c’è ancora qualcuno che ha voglia di mafia”

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voglia di mafia

In Sicilia c’è ancora qualcuno che ha voglia di mafia. A dirlo, nel corso di una intervista pubblicata oggi sul quotidiano Sole 24 Ore, è il capo della Procura antimafia di Palermo Francesco Lo Voi.

Il magistrato ha commentato l’operazione New Connection condotta ieri da polizia italiana ed Fbi e che ha consentito di svelare i traffici tra le famiglie mafiose palermitane e i padrini di New York.

“I soldi derivanti dal traffico di stupefacenti non erano solo in possesso degli Inzerillo. A cominciare dal maxi processo è stato provato che erano coinvolti tutti gli esponenti di cosa nostra”. Al centro dell’analisi di Lo Voi proprio il tesoro della famiglia mafiosa di Palermo scappata dalla Sicilia negli anni Ottanta per la condanna a morte di Totò Riina e tornata “alla ribalta” della cronaca con gli arresti di ieri di alcuni loro esponenti e di quelli della famiglia Gambino.

“Il sequestro eseguito in questa operazione – ha spiegato Lo Voi – si riferisce ai reati contestati di intestazione fittizia. Va circoscritto dunque a queste indagini. Abbiamo visto che le famiglie mafiose continuano a operare grazie a prestanome nei settori della ristorazione e nell’ambito dei giochi online che servono sia per continuare a fare denaro sia per riciclare”.

Un tesoro che potrebbe, dunque, essere ormai difficile da trovare. “Giuseppe Di Lello, magistrato e acuto osservatore del fenomeno mafioso ha detto che probabilmente i soldi accumulati da cosa nostra con il traffico internazionale di stupefacenti degli anni ’70 e ’80 – spiega ancora il capo della Procura antimafia – non saranno mai trovati. Il ragionamento fatto da Di Lello ha un suo fondamento perché quel denaro è stato riciclato, reinvestito, si è mosso in mille direzioni”.

Ha, quindi cambiato forma. Lo Voi aggiunge: “Tutto ciò rende più difficili anche le indagini attuali. Poi noi scopriamo continuamente colletti bianchi che si mettono a disposizione dei mafiosi per nascondere il denaro”.

E qui il magistrato affronta il tema della voglia di mafia nella società. Una voglia “utilitaristica” di chi si rende disponibile a riciclare e moltiplicare così gli introiti illeciti dei clan.

“I grandi flussi finanziari dei mafiosi vanno in altri territori. Spesso all’estero – spiega il procuratore – e in alcuni casi abbiamo anche le prove”. Tra le pieghe degli ultimi provvedimenti emergono strani flussi di denaro da New York alla Sicilia: “Ci sono carte di credito al portatore – conferma – invece di portare in Sicilia mazzette di contante portano le carte di credito che danno meno nell’occhio. Ma non si tratta di grandissimi flussi di denaro”.

Dall’inchiesta New Connection, che ha portato a 19 arresti e al sequestro di beni per circa tre milioni, emerge anche come gli Inzerillo avessero costruito una sorta di agenzia di servizi per dirimere liti, trovare accordi e venissero cercati da tutti.

“Alcuni imprenditori – dice Lo Voi – si rivolgono a cosa nostra per ottenere favori e poi magari si vanno a iscrivere in una qualche associazione antimafia. C’é una voglia di mafia, e non solo a Palermo, che è di natura utilitaristica”.

Spiega, ancora, il capo della Procura siciliana: “Cosa nostra investe dove ci sono soldi: un tempo nei terreni, nell’edilizia, oggi nell’energia e nei rifiuti. Negli ultimi anni anche in piccole cose: magari non si tratta di grandi affari, ma permettono di incassare cifre utili per i bisogni della varie famiglie”. Cambiato pure il rapporto con la politica. “Oggi – sottolinea Lo Voi – conta di più per loro il rapporto con un funzionario piuttosto che con un politico”.

Il superlatitante Matteo Messina Denaro “continua a svolgere un ruolo importante nella sua provincia – conclude il magistrato -. Certo ha anche rapporti e collegamenti con la mafia palermitana. Deve essere chiara una cosa: anche la cattura di Matteo Messina Denaro non comporterà la fine di cosa nostra. Sarà un importantissimo arresto così come è avvenuto in passato per altri. Ma come abbiamo visto con gli arresti eccellenti cosa nostra non è finita”.