In Sicilia 13,6 miliardi saranno a carico delle future generazioni

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E’ un dato monstre quello che emerge dalla relazione finale consegnata dalla commissione speciale istituita dall’assessore all’Economia Gaetano Armao per fare chiarezza sul disavanzo della Regione siciliana: fino al 2048 sulle nuove generazioni graveranno oneri per 13,65 miliardi di euro, importo che comprende disavanzo e debito pubblico. La commissione ha analizzato i dati contabili dal 2015 al 2017, dunque della precedente legislatura.

“I disavanzi vanno esaminati non solo a consuntivo, ma anche in una visione prospettica per le refluenze che avranno sulle future generazioni – scrivono gli esperti della commissione nella relazione finale – Le modalità con cui recuperare il disavanzo in relazione all’entità rilevante dell’importo incidono inevitabilmente sugli investimenti e producono rilevanti effetti sull’attuazione di politiche finanziarie e fiscali per la crescita in Sicilia”.

Anoomalie in gestione residui 

Ci sono state delle anomalie nella rei-imputazione e nella cancellazione della massa di quasi 11 miliardi di euro di residui attivi fatta dal precedente governo regionale, a cavallo tra la vecchia gestione contabile e quella del decreto legislativo 118 sull’armonizzazione, con la conseguente crescita del disavanzo della Regione siciliana. E’ la convinzione maturata dalla Commissione speciale che ha analizzato i conti pubblici tra il 2015 e il 2017 e che ha consegnato un corposa relazione all’assessore all’Economia, Gaetano Armao.

Un lavoro dettagliato sui numeri, quello fatto dalla commissione che però non ha potuto accedere ad alcuni documenti che avrebbero fornito più chiarimenti, come quelli sui residui attivi derivanti da partire tributarie accertate ma mai incassate, in mano alla società Riscossione Sicilia.

Si tratta dei cosiddetti “residui attivi da versare” e che riguardano i concessionari: 648 milioni di euro. Nonostante il decreto 118 avesse abolito questi residui, l’ex governo, ha spiegato il presidente della commissione speciale Giovanni Sapienza, nel 2015 li ha re-imputati in bilancio per poi cancellarli due anni dopo.

“Sono crediti o non esistono”, è l’interrogativo aleggiato nel corso della conferenza stampa nell’assessorato all’Economia dove è stato presentato il rapporto della commissione d’indagine. La commissione non avrebbe avuto accesso ai numeri per cui non è chiaro se i 648 milioni erano crediti da esigere o in realtà solo carta straccia. Un dubbio alimentato dal fatto che Riscossione Sicilia tratta l’accertato e non il riscosso, per cui sarebbe stato fondamentale incrociare i dati con quelli dell’Agenzia delle entrate per avere contezza della tipologia di credito e soprattutto da chi bisognava riscuotere. (ANSA)