Indagine su dipendenti di “Riscossione Sicilia”, favori a tre deputati. I nomi

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centro direzionale della regione
Palazzo dei Normanni

Scoppia il caso “Riscossione Sicilia” ed è bufera a Palazzo dei Normanni. La notizia dell’indagine a carico di nove dipendenti in servizio nella sede catanese della società che si occupa dei tributi, accusati di aver agevolato  tre deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana, che avevano debiti con il Fisco cancellando un fermo amministrativo e chiudendo illecitamente procedure esecutive di pignoramento, ha provocato uno scontro tra governo e parlamento. Ma i deputati coinvolti si difendono.

“Avvierò le procedure di licenziamento per i dipendenti accusati di avere favorito tre deputati dell’Ars. Prima c’erano le case acquistate all’insaputa, di recente le polizze intestate all’insaputa e ora abbiamo pure le tasse cancellate all’insaputa dei diretti interessati, che guarda caso sono dei parlamentari e non gente comune” – ha dichiarato a caldo Antonio Fiumefreddo.

I parlamentari citati, dal canto loro, smentiscono ogni coinvolgimento nella vicenda.  “Non ho mai ricevuto nessuna istanza di pignoramento e quindi non avrei potuto beneficiare di alcun favore” – commenta  il capogruppo del Nuovo centrodestra all’Ars Nino D’Asero. “Ho rateizzato – aggiunge il parlamentare – quanto dovevo alla Serit, così come consentito ad ogni cittadino e sto regolarmente pagando. La mia attività è stata sempre improntata alla correttezza e al rispetto ed essere tirato in ballo in fatti che sconosco è veramente grave. Pertanto sono pronto a tutelarmi nelle sedi opportune, querelando chi ha fatto il mio nome per mettere in atto quella che appare una vera e propria aggressione gratuita”.

Cade dalle nuvole anche il presidente della commissione Antimafia Nello Musumeci. “E’ la più grande corbelleria che abbia mai sentito. Tutto falso” – afferma deciso.  “Sono un cittadino come tutti gli altri, che paga le tasse e le rateizza dal 2009. Pago persino quelle che potrebbero non essere dovute, come le multe per le migliaia di manifesti della campagna elettorale del 2012, che sono stati affissi in tutta la Sicilia e di cui mi sono fatto responsabilmente carico. Già una volta – si sfoga – sono stato buttato in pasto alla stampa per un debito rivelatosi in larghissima parte inesistente, come poi e’ stato riconosciuto dall’Agenzia delle Entrate, che  lo ha sgravato. Non mi meraviglia perché so che più si è esposti, maggiori sono le attenzioni. Tuttavia, in tutta questa vicenda – conclude – il mio stupore consiste solo nel fatto che devo quasi difendermi perché ho chiesto di rateizzare le cartelle, a differenza di chi le evade!”.