La Cina e il governo del cambiamento: un’analisi del professore Michele Geraci*

0
32

Nel 2025, solo due anni dopo il termine della corrente legislatura, la Cina avrà completato il primo passo del suo piano industriale, l’ormai noto – China Manufacturing 2025, che avvicinerà la Cina a divenire il paese con la quantità e qualità manifatturiera più alta al mondo.

Per questo, prima del 4 marzo, avevo dichiarato che la Cina sarebbe stata la variabile di impatto maggiore sulla nostra economia e società durante il quinquennio 2018-2023 dell’attuale legislatura. Se si aggiungono le altre iniziative economiche, La Nuova Via della Seta, la Banca Asiatica per gli Investimenti in Infrastrutture, l’apertura della rotta artica, la crescente presenza in Africa, l’accelerazione del settore dell’alta tecnologia, la green economy e molto, ma molto altro, risulta evidente che l’Italia, Paese con tradizione manifatturiera e votata all’export, non è assolutamente preparata né per fronteggiarne le sfide, né per approfittare delle opportunità.

Il programma di governo Lega-5S fornisce molti elementi di riflessione e, nonostante la Cina non venga esplicitamene citata, il contenuto del programma di governo ed il discorso di Conte sembrano avere la Cina in mente e rafforzano ancora di più la mia opinione che, nel rispetto delle alleanze internazionali esistenti, sia necessario volgere lo sguardo un po’ più a oriente, così come fanno già e meglio, Francia e Germania. Una più attenta politica estera ed economica rivolta alla Cina, aumenterà le probabilità di successo del contratto di governo. In quasi ogni singolo punto del contratto, la Cina può infatti giocare un ruolo, per alcuni una sfida, per altri un’opportunità.  Ecco alcuni spunti molto concreti.

Chi ci può aiutare a gestire debito e spread? La Cina. Se la BCE comincia ad allentare sul Quantitative Easing, con conseguente aumento dei tassi d’interesse, l’Italia dovrà cercare altri acquirenti del proprio debito, acquirenti che abbiano abbondanza di liquidità, interesse strategico a forgiare rapporti con l’Italia e che siano alla ricerca di investimenti con rendimenti più elevati di quelli offerti da America e Germania. La Cina possiede 3mila miliardi di dollari equivalente in riserve valutarie, in passato investite in modo non del tutto ottimale.

Da chi possiamo imparare a come gestire flussi migratori? Dalla Cina. La Cina è il Paese che ha dovuto gestire i più ingenti flussi migratori al mondo, dalle zone rurali alle zone urbane, pari a circa 18 milioni all’anno per quarant’anni. In totale, ha spostato dalle campagne alle città circa 500 milioni di persone, circa 1.5% all’anno. Il successo della politica migratoria in Cina si è basato su tre pilastri fondamentali: 1) prima infrastrutture e urbanizzazione, 2) poi accoglienza, 3) rispetto del patto sociale. In altre parole, la Cina ha prima investito per offrire ai migranti dignità e posti di lavoro e poi ha aperto le porte, limitando il bighellonaccio e la delinquenza anche grazie al terzo cardine: chi arrivava in città sa quali sono le regole e rispetta il patto sociale del luogo ospitante.

La Flat Tax funziona meglio se arrivano investimenti stranieri. Da dove? Dalla Cina. Il successo di questa politica si basa sull’ipotesi che una tassazione bassa porti ad una ripresa economica e, più da un aumento dei consumi, da un aumento degli investimenti. Data la nostra limitata disponibilità monetaria, gli investimenti debbono necessariamente arrivare dall’estero e, quindi, da chi può, cioè La Cina. La Cina ha già investito tanto in Italia, ma quasi nessuno degli investimenti è stato green-field, sono state quasi tutte acquisizioni di aziende già esistenti, operazioni che non portano un grande valore aggiunto. Una riduzione dell’aliquota fiscale per le aziende può e deve essere “venduta” per attirare capitali stranieri, cosi come han fatto altri paesi (e.g. Irlanda e Portogallo). L’Ungheria si dimostra il paese dove la Cina ha investito di più rispetto al Pil; in altre parole dove l’investimento cinese è stato di maggiore impatto.

Il Reddito di Cittadinanza come arma di difesa dal piano China Manufacturing 2025. l’Italia e l’Europa intera hanno ben poche speranze di competere con la Cina che produce il 50% di tutto ciò che si consuma al mondo. La nostra unica possibilità è legata alla valorizzazione delle nostre competenze sostenibili quali arte, pensiero, cultura, storia. Sono gli asset che, come è stato nel rinascimento, possono sostenere una nuova ripresa del nostro paese. Per far ciò, bisogna liberare queste forze creative, così come l’individuo, dall’assillo dello stipendio come mezzo di sostentamento, perché un sistema produttivo che spinge tutti i giovani a studiare solo finanza, ingegneria ed altri mestieri utili ci porta in quell’imbuto competitivo dove la Cina ci schiaccerà. L’Italia potrebbe essere il paese che, più di altri in Europa, beneficerebbe dall’introduzione mirata del RdC, trasformando così queste sfide in opportunità. Ne ho già discusso a lungo in un articolo precedente.

Sicurezza pubblica. Qual è il Paese dove la sicurezza pubblica funziona? Da chi poter apprendere qualcosa di utile? Dalla Cina. Uno dei motivi alla base del successo economico cinese è anche stato l’alto grado di sicurezza pubblica. In Cina, donne possono passeggiare la notte tranquille per strada senza il terrore che regna da noi. Negli ultimi anni, la Cina è migliorata anche per quanto riguarda la giustizia criminale e civile, superando anche l’Italia. Nei limiti imposti dalla nostra cultura e costituzione, ritengo che una più stretta cooperazione con la Cina, per uno scambio di informazioni, potrebbe essere un ottimo caso di studio. Laddove opportuno, si potrà anche emularli, senza nessun obbligo.

Promozione Made in Italy ed Esportazioni. Quale mercato con maggior potenziale? La Cina. L’Italia in Cina stenta a capitalizzare la fama di cui il nostro paese gode. Non riuscendo a fare sistema, i nostri esportatori si trovano spesso isolati ed il valore delle nostre esportazioni rimane limitato, nonostante segnali di miglioramento. Ad oggi la Francia esporta il 37% in più di noi, la Svizzera più del doppio e la Germania 5 volte di più. La Cina rappresenta una grossa opportunità non ben capitalizzata.

Green Economy & Elettrico. Qual è il Paese che più investe e produce in auto elettriche, in rinnovabili? La Cina. La Cina sta portando a termine una grande rivoluzione industriale, limitando la produzione di automobili a combustione interna ed offrendo incentivi a produttori e consumatori per lo sviluppo di auto elettriche. In Italia, oggi si vendono 4,000 vetture elettriche all’anno, in Francia 36,000, in Germania 55,000 ed in Cina 800,000, con l’obiettivo di raggiungere i 35 milioni di auto elettriche entro il fatidico 2025. Oggi, a Shenzhen il 100% del trasporto pubblico (16,000 veicoli) Tesla ha appena annunciato che produrrà auto in Cina. Può la Cina aiutarci ad accelerare la transizione verso un’economia più verde? Certo.

Sviluppo Infrastrutture/TAV. Quale paese ha il massimo del know-how e più investe in giro per il mondo nello sviluppo di trasporti, ferrovie, porti? La Cina. La Cina è oggi il paese al mondo con la più estesa rete ferroviaria ad alta velocita, circa 25 mila km, che diventeranno 40 mila km tra qualche anno. La Cina, in questo momento storico, è il paese che possiede la massima conoscenza nel settore dello sviluppo di infrastrutture e rimane molto interessata ad investire in Italia attraverso progetti, che aumentano la capacità produttiva, come potrebbe essere il caso del porto di Trieste, ma non solo. Numeri alla mano, la Cina ha investito negli ultimi 10 anni, più di 300 miliardi di dollari in progetti legati alle infrastrutture all’estero soltanto, di cui 100 in Africa e 50 in Europa. Abituiamoci a trattare con numeri a undici zeri.

Africa e migranti. Chi può aiutare l’Africa? La Cina. La Cina è il paese che più sta investendo in Africa, circa 330miliardi, una cifra molto più alta di quelle che vengono spesso citate. Da quando la Cina ha cominciato ad investire in Africa, il tasso di povertà ha cominciato a decrescere per la prima volta (dal 60% al 40%) e si spera che la crescita economica del continente contribuisca a far diminuire i flussi migratori verso l’Europa. La Cina offre all’Europa e all’Italia in particolare, un’opportunità storica di cooperazione per la stabilizzazione socio-economica dell’Africa che non possiamo assolutamente lasciarci sfuggire; dobbiamo quindi rafforzare la cooperazione tra in Italia e Cina in Africa.

Fornero e pensioni. Quale paese ha un problema demografico molto simile al nostro a cui offrire la nostra esperienza? La Cina. A causa della politica del figlio unico, la Cina si trova oggi a fronteggiare un problema demografico molto simile a quello che ha l’Italia. Da un lato, la politica del figlio unico adottata all’inizio degli anni 80 ha tenuto basso il ‘denominatore’ dell’equazione Pil pro capite, facendo sì che alla crescita del Pil del paese si accompagnava una corrispondente crescita del benessere del cittadino medio. Ciò però è stato ad un costo, oltre che sociale, demografico: la Cina si trova adesso con un rapporto di dipendenza tra anziani e popolazione in età lavorativa che si va deteriorando che raggiungerà un massimo di 55% nel 2060, anno in cui ci sarà, quindi, un anziano il per ogni due persone in età lavorativa. In Italia, la situazione è ancora più grave con picco più alto (66%) e più in anticipo (2045). La Cina è l’Italia hanno da affrontare problemi simili e qui, forse noi, possiamo essere più di aiuto visto che il nostro problema è più grave.

Cooperazione con la Russia. Qual è il paese più legato alla Russia che ci può aiutare a riscrivere la geopolitica in Asia? La Cina. La Cina ha investito in Russia ben 53 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni, di cui 10 in progetti green-field principalmente in energia e risorse minerarie. Proprio mentre si teneva un tristissimo G7 in Canada, simbolo del declino dell’Occidente, Putin era qua a Pechino e Trump si avvia a dare forfait per venire a Singapore per incontrare Kim Jong Un. L’apertura della rotta artica e la dichiarazione da parte della Cina di considerarsi una potenza artica porta ad una possibile perdita’ di centralità del mediterraneo ed ad uno sviluppo più frenetico di attività portuali e minerarie lungo la costa nord della Siberia. A me è molto chiaro chi saranno gli attori principali del prossimo decennio. L’annullamento delle sanzioni contro la Russia va anche piazzato in una scacchiera più ampia per forgiare rapporti più stretti con il resto del mondo asiatico.

Conclusioni

Questi elencati sopra sono soltanto alcune considerazioni pratiche che vanno naturalmente ben sviluppate. Mi rendo conto che la logica di alcuni punti sia un po’ più debole di altri, ma il tutto va inquadrato in un’ottica complessiva di un Do ut Des nei rapporti bilaterali. Per il nuovo governo, auspico una politica più apertamente ben disposta a un dialogo pragmatico e mirato a investimenti e aumento nostro export in Cina – con tutti i caveat legati al rispetto dei diritti umani, nostro pilastro fondamentale in politica estera, ma che non deve però farci perdere le opportunità di dialogo e di business, come fanno da sempre America, Gran Bretagna, Francia e Germania. Da non trascurare anche la possibilità di maggiore fidelizzazione della crescente (e sempre più influente) comunità cinese in Italia, un esempio di laboriosità, ordine, rispetto della nostra cultura e delle leggi.

*Michele Geraci, economista, vive in Cina da 10 anni ed è a capo del China Economic Research Program presso il Global Policy Institute e alla Nottingham University Business School, nonché Adjunct Professor of Finance presso la New York University Shanghai e l’Università di Zhejiang. Prima di trasferirsi in Cina, Michele è stato banchiere d’affari. Durante più di un decennio trascorso ai massimi livelli della finanza internazionale tra Londra e Wall Street, Michele ha lavorato in Europa, America Latina, Europa dell’Est e Asia ricoprendo vari ruoli presso le più importanti banche d’affari mondiali, tra cui Merrill Lynch, Bank of America, DLJ e Schroders. Michele possiede un Master in Business Administration (MBA) ottenuto presso il M.I.T, una laurea in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Palermo e parla 5 lingue, tra cui il Cinese Mandarino. È Cavaliere della Repubblica Italiana, onorificenza ricevuta dal Presidente Mattarella. Blog: http://michelegeraci.com