La città di Pechino offre taglia di 68mila euro a chi smaschera spie straniere

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This photo illustration taken on January 6, 2017 shows Chinese 100 yuan notes in Beijing. China just raised the exchange rate for the yuan against the US dollar by 0.92 percent from the previous day, the biggest one-day increase in more than 11 years. / AFP PHOTO / FRED DUFOUR

La città di Pechino offre una maxi ricompensa di 500mila yuan, circa 68mila euro, a chi segnala alle autorità attraverso una speciale linea rossa, via mail o di persona informazioni utili sulle spie straniere. Il reddito medio annuo di un abitante della capitale cinese nel 2015 era di 85mila yuan, circa 11.400 euro.

“I cittadini giocano un ruolo importante nelle indagini per spionaggio” si legge in una nota dell’ufficio per la sicurezza della città, ultimo segno delle crescenti preoccupazioni per la presenza di agenti stranieri nella capitale. La primavera scorsa negli uffici pubblici di Pechino sono comparsi tabelloni a fumetti che mettevano in guardia le donne cinesi dagli innamoramenti per gli stranieri con un’agenda nascosta. Un poster in 16 pannelli intitolato “Amore pericoloso” descriveva lo sbocciare di un amore tra una dipendente pubblica cinese, Xiao Li, e uno studioso straniero David. Mancava il lieto fine, perchè la coppia finiva in commissariato dopo che Xiao Li consegnava a David documenti segreti del suo posto di lavoro. I nuovi incentivi per chi smaschera le spie saranno in vigore in tempo per la seconda giornata nazionale per l’educazione alla Sicurezza, il 15 aprile.

Le fonti potranno restare anonime e richiedere la protezione del polizia per sè e per i familiari. Chi fornisce false informazioni di proposito verrà punito. Il Beijing Morning Post ha scritto che “la mobilitazione massiccia delle masse” contribuirà alla creazione di una “Grande Muraglia anti-spie”. Il quotidiano riferisce che un pescatore della provincia dello Jiangsu ha ricevuto una ricompensa “pesante” dopo aver segnalato un’apparecchiatura sospetta in acuqa, con scritte in un “linguaggio straniero”. L’apparecchio sarebbe servito a raccogliere dati per un’entità straniera.